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Criteri
di tutela legge n.1089 del 1939 | 
| | | Una
mozione destinata al ministro Giuliano Urbani chiede il rispetto dei principi
che tutelano i beni culturali dal 1939 Dice Sabino Cassese, ordinario di Diritto
amministrativo a "La Sapienza": "La legge che tutela il nostro patrimonio culturale
è un modello tuttora avanzato e che in molti ci invidiano nel mondo. Sarebbe davvero
molto grave se fosse in qualche modo abbandonato". Cassese è uno dei "saggi" interpellato
dal Fai, il Fondo per l'ambiente italiano presieduto da Giulia Maria Crespi, per
realizzare una mozione destinata al ministro Giuliano Urbani e a tutto il governo
italiano. Il nodo è semplice. L'articolo 10 della legge 137 del 2002 ("delega
per la riforma dell'organizzazione del governo e della presidenza del Consiglio")
consente all'esecutivo di riformare il ministero per i Beni e le attività culturali.
Un passaggio contempla anche "la codificazione delle disposizioni legislative
in materia di beni culturali". Il timore è, come dice Cassese, che si metta mano
alla legge 1089 del 1939 voluta da Giuseppe Bottai, autentico pilastro della tutela
del patrimonio artistico italiano. La mozione chiede infatti che vengano rispettati
"i principi essenziali della tutela disposti nella legge del 1939, sia
pure arricchendoli alla luce degli sviluppi successivi". Il secondo punto sollecita
"la massima pubblicità agli studi e alle bozze di lavoro consultando il Consiglio
nazionale per i beni culturali, le organizzazioni private e pubbliche interessate
alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali nonché il mondo della cultura
e gli studiosi". Infine il Fai chiede che l'amministrazione abbia "risorse e professionalità
specifiche per i propri compiti". Con Cassese hanno lavorato al documento Marco
Cammelli, collega di Cassese all'ateneo di Bologna, il vicepresidente del Senato
Domenico Fisichella (predecessore di Urbani al ministero per i Beni e le attività
culturali), il costituzionalista Giovanni Pitruzzella, l'ordinario di Diritto
dell'Unione Europea Carlo Malinconico, l'avvocato Vittorio Ripa di Meana (vicepresidente
Fai), il direttore della Scuola Normale di Pisa Salvatore Settis. Sullo sfondo
c'è anche la questione della società "Patrimonio dello Stato spa", nata
con la legge 410 del 2001 e che si occuperà di "valorizzazione, gestione e alienazione"
dei beni pubblici compresi quelli "di particolare valore artistico e storico",
cioè vincolati dalla 1089 del 1939, per i quali occorrerà "l'intesa" col dicastero
dei Beni culturali. Aggiunge Cassese: "Io per esempio sono favorevolissimo alla
vendita dei beni demaniali e concordo con la linea del governo. Ma la sorte dei
beni culturali, che potrebbero addirittura cambiare proprietà, ci preoccupa. Perciò
dico: escludiamo l'alienazione ma puntiamo alla valorizzazione, alla messa a frutto".
Ripa di Meana sottolinea la necessità di un confronto: "Non sono questioni che
si possano risolvere nel chiuso delle stanze del ministero. Occorre trasparenza
e un ampio dibattito culturale. In quanto alla "Patrimonio", oggi c'è Tremonti
e c'è Urbani: non venderanno mai il Colosseo, per citare una battuta, non ci sono
pericoli. Ma domani? Meglio una legge il più possibile rigorosa, magari quella
acquisita, per evitare tentazioni future. Anche Settis dice che la 1089 del 1939
è la miglior legge al mondo nel suo campo". Fisichella ironicamente si autocita:
"Trent'anni fa a sinistra, centro e destra erano tutti statalizzatori. Io difendevo
il mercato. Oggi difendo la mano pubblica quando si pensa di estendere ruolo e
funzioni del mercato a oggetti ed aree che devono essere trattati ben diversamente.
Un bene culturale è per definizione infungibile. Una volta perduto scompare la
sua unicità. Se davvero si vuole ancora tutelare quei beni, allora non c'è ragione
per sottrarli alle istituzioni che hanno maggori competenze in merito".
Paolo
Conti Corr. della sera - 16 ottobre 2002 torna
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Un
manifesto per la difesa degli edifici pubblici |
| ''Manifesto''
per la bellezza degli edifici pubblici. Lo ha promosso e presentato stamani il
presidente del consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini chiedendo il
rispetto di una legge in vigore dal 1949 ma ''da sempre assolutamente disattesa
e inattuata''. Il provvedimento obbliga di destinare ''il 2% del progetto per
la costruzione di un edificio pubblico al suo abbellimento attraverso la realizzazione
di un' opera d' arte''. Il manifesto ''Toscana per l' arte'', promosso d' intesa
col presidente della giunta regionale Claudio Martini, e' stato sottoscritto dalle
maggiori firme dell' arte toscana, tra soprintendenti, storici, artisti (come
Mitoraj e Botero), direttori di musei e sara' allargato, ha spiegato Nencini,
oltreche' a nuove adesioni, agli ordini professionali; poi sara' chiesta l' adesione
della committenza pubblica. Il soprintendente al polo museale fiorentino Antonio
Paolucci, la direttrice della Galleria dell' Accademia Franca Falletti, i pittori
Silvano Campeggi, Luca Alinari ed Enzo Scatragli hanno espresso apprezzamenti
per l' iniziativa, ma hanno sottolineato che l' intervento dell' artista non deve
essere inteso ''come abbellimento estetico quanto un contributo di carattere culturale''.
Paolucci ha infine ricordato che la norma base per la tutela dei beni culturali
e' ancora oggi la legge 1089 del 1939, ''un caposaldo di sapienza giuridica
del mussoliniano Giuseppe Bottai, ad oggi considerato il maggiore ministro
dei beni culturali dell' Italia moderna''. (ANSA).
GAR 23/10/2002 torna
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