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S. M. a Vico
S.Maria Assunta
Foto 2006
La città
Parco archeologico
 
 
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Congrega Loreto - S.M. Vico
Mariano Nuzzo
Giugno 2006
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Altare Congrega del Loreto - CE

Congrega del Loreto

 

"Sono in fase avanzata di esecuzione i lavori tanto attesi alla Congrega del Loreto di Piazza Roma in S. Maria a Vico (CE), ma oggi il vero dilemma è classificarli: si tratta di un restauro o di una “ricostruzione in stile”, propria degli architetti francesi dell’Ottocento? L’oggetto del nostro interesse risulta vincolato “ope legis” con L. 1089/39 (poi Testo Unico dei Beni Culturali nel 1999 e dal 2004 Codice dei Beni Culturali) e, pertanto, il progetto di restauro è sottoposto al vincolo del “visto” della Soprintendenza dei Beni Architettonici e per il Paesaggio (…) di Caserta e Benevento."

"L’iter progettuale si è concluso e il progetto esecutivo è stato vistato dal funzionario di zona incaricato, come appare evidente anche dal cartello informativo esibito fuori il cantiere. Le pratiche amministrative sono state esperite con “successo”, ma dai lavori eseguiti si può osservare che il vero fine del restauro è stato disatteso, forse per la forte “miopia” dell’organo di controllo che appare poco sensibile ai valori delle “architetture minori”. Le normative sui Beni Culturali emanate dallo Stato Italiano hanno da sempre consentito a tutti gli architetti, anche quelli privi di opportuni titoli di specializzazione, di operare restauri sulle opere monumentali. Questo aspetto è legato al fatto che esistono organi ministeriali territoriali di controllo dei Beni “vincolati” e di individuazione di quelli “vincolabili”, ossia le già citate Soprintendenze, che hanno il compito di controllare ed indirizzare le scelte progettuali su tali beni."

Sezione Longitudinale

"Si ritiene, pertanto, che il titolo di architetto sia una condizione necessaria ma non sufficiente per l’esecuzione dell’intervento perché tutte le scelte, in fase di progettazione approvata e di direzione dei lavori, devono essere condivise dalla Soprintendenza. Tutto ciò implica anche una condivisione delle responsabilità. La Congrega del Loreto, opera sicuramente di valore storico, ma anche di chiaro valore architettonico ed artistico è testimonianza di una capacità costruttivo-architettonica di provenienza popolare. La Congrega è un’istituzione di carattere laico legata al culto cristiano, che nasce per volere e con l’impegno economico dei confratelli del Loreto di S. Maria a Vico (nel libro in corso di stampa “La Congrega del Loreto”, di cui lo scrivente è co-autore, si pubblica l’elenco delle quote versate dai confratelli). La sua costruzione risale alla prima metà del ‘700 e la conclusione dei lavori impegnò l’intero secolo; pensiamo al coro costruito nel 1779, l’organo nel 1778, fino agli ultimi arredi apposti nel ‘900."

"Un’opera, quindi, ricca di storia e di cultura che conserva tutte le tracce del suo “trapasso storico” visibili negli intonaci, nella sua configurazione planimetrica e spaziale, negli elementi di copertura, nei solai e nelle volte in muratura, nelle differenti quote dei piani di copertura. Negli anni passati, in ambito nazionale, si è tanto discusso degli “intonaci”, considerati superfici di sacrificio, poi il dibattito è giunto alla sua sintesi e gli stessi sono stati definiti elemento essenziale avente una funzione tecnologica e una valenza figurativa, pertanto, portatori di valori storici ed artistici del monumento. Tutte le acquisizioni della cultura della conservazione, nel caso in esame, sono state interamente disattese."

Pianta quota + 1,85 mt

 

"Il risultato è una ricostruzione legata alla libera interpretazione progettuale. Le teorie e i metodi della scienza (conoscenza) del restauro, dal dopoguerra ad oggi, si sono molto evolute ed è principio condiviso a livello internazionale, se consideriamo i numerosi documenti e le Carte redatte nell’ultimo cinquantennio, che la finalità del restauro è la conservazione. Tutte le “ricostruzioni in stile”, proprie dell’Ottocento, sono bandite ed ogni operazione deve essere supportata da una completa conoscenza storica e costruttiva della fabbrica. Ricostruzione e libera interpretazione, si diceva, questo è il risultato di quanto si legge nei lavori che sono in fase di esecuzione. Chi è coinvolto in tutto ciò? Il Committente, il progettista, l’organo di controllo. La manchevolezza del committente sta nel non aver approfondito la ricerca delle giuste professionalità per l’esecuzione dell’intervento. I pur accorti interventi del progettista non garantiscono il rispetto delle moderne acquisizioni della cultura del restauro dei Beni Architettonici che dovrebbero essere rispettose del testo storico-artistico originale."

"La colpevolezza della Soprintendenza è quella di aver sottovalutato il valore dell’opera in oggetto e di aver concesso “in piena libertà” l’attuazione del progetto. I cittadini lamentano l’indifferenza di tale ufficio ministeriale e la superficialità della committenza nel valutare una delle più significative opere di architettura della nostra città. È encomiabile, a mio avviso, lo sforzo fatto dalla Curia Vescovile di Acerra (NA) e dalla passata Amministrazione Comunale nel reperire i fondi per il restauro, ma nello stesso momento esso stesso è stato reso vano dalla inadeguatezza anacronistica dei lavori che si eseguono. Si ricostruiscono parte delle murature e degli intonaci settecenteschi, si demoliscono stucchi, si sostituiscono i legni del tetto, si armano impropriamente pareti, si realizzano solai in cemento armato in sostituzione di strutture ottocentesche. Le lesioni superficiali degli intonaci sono male interpretate ed in conseguenza a ciò si operano pesanti ricuciture, sostituendo il tufo con il mattone, con grosso sacrificio della muratura originaria, degli intonaci, degli stucchi. Le finte monofore ovali, che guardavano la scala di accesso sono state demolite, ricostruite in mattoni e aperte, ignorando il valore storico della configurazione ottocentesca."

"Resta ancora in assegnazione il restauro della tela dipinta, raffigurante la Madonna del Loreto, di copertura all’aula, che rischia, secondo quanto appreso da “voci di corridoio”, di essere affidato a presunti restauratori, privi dei requisiti necessari e di notorie capacità nel restauro delle tele. Le competenze locali potrebbero non essere sufficienti a garantire la conservazione dell’opera e sarebbe opportuno consultare gli istituti nazionali ministeriali di restauro, quali l’OPD (Opificio delle Pietre dure) di Firenze e l’ICR (Istituto Centrale del Restauro) di Roma, per avere un giusto ed adeguato indirizzo. Chi ignora è in errore, ma chi sa e finge di ignorare lo è doppiamente! Questo articolo non vuole essere una critica a quanti stanno lavorando nell’intento di fare bene, ma una chiave di lettura per quanti non sono del settore al fine di agevolarne la comprensione e di fornire un indirizzo, scientificamente corretto e culturalmente avanzato. Un plauso, in ogni modo, va al progettista che nel corso degli anni ha sempre lavorato nell’interesse comune, dovendo spesso gestire i lavori con esigue somme di denaro."

Dott. Arch. Mariano Nuzzo

Dottore di ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici

 

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