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Palazzo Piccolo . S. Miniato
(PI)
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2011
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U
n
importante palazzo del Cinquecento nascosto e mimetizzato nella
via centrale IV novembre che conduce alla ex porta di Ser Ridolfo
e palazzo Grifoni. Modesta dimora magnatizia con la facciata e cinque
assi finestre e un lotto che si sviluppa in profondità rispetto
all'asse stradale. La fronte interamente in mattoni riprende, come
per il palazzo di Ugolino Grifoni, la scuola del cotto del Valdarno
Inferiore. Ospita all'interno un bel cortile rinascimentale con
colonne doriche in pietra serena, mai visitato dai Sanminiatesi.
La facciata ha sviluppo praticamente verticale contraddicendo
la grammatica consolidata dei palazzi rinascimentali dispiegata
dalla scuola fiorentina sin dai primi del Quattrocento con il palazzo
di Niccolò da Uzzano. L'impaginato del prospetto è
caratterizzato da una bicromia tipica dello stesso palazzo Grifoni:
laterizio e pietra serena. Presenta una facciata tripartita scandita
da cornici marcapiano e finestre centinate con un ghiera geometricamente
bugnata. Nella parte sommitale una grande altana scandita di un
portico di colonne doriche dal quale si gode una vista invidiabile
del centro della città.
Il
palazzo Piccolo (già Franchini,
poi Sanminiati e Pazzi e indicato nelle schede degli edilizi monumentali
di San Miniato del 1897 come Salvadori)
rivela nelle proporzioni della planimetria
l'adeguamento ad una cellula della tipica e frazionata suddivisione
fondiaria medievale. "Tavv. Arch C. Alinari, D. Cei
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Palazzo Grifoni
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2010
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La
costruzione di palazzo Grifoni iniziò nel 1551, "nel 1554 il palazzo
sanminiatese fu condotto ad affare in parte perfezionato, e la parte
imperfetta andò a finirsi a poco a poco fino al 1573, come resulta
dai conti di Mes. Michele e dalle scritte dei manifattori che vi
operarono". Baccio d'Agnolo opera nel tessuto medioevale della cittadina
un taglio netto che interrompe la continuità del fronte stradale
e, creando la piazza, permette la visione completa dell'armonica
facciata. Il
palazzo Grifoni di San Miniato è considerato uno degli edifici più
rappresentativi dell'intera opera di Giuliano di Baccio d'Agnolo
e dell'architettura toscana tardorinascimentale. Edificato ex-novo
sull'area di due costruzioni trecentesche e di un tratto di mura
del fortilizio Ser Ridolfo, l'edificio si presentava con pareti
di mattoni a vista incorniciati nella facciata da bozze di bugnato
in pietra serena. L' operazione di ricostruzione del palazzo di
Ugolino Grifoni a S. Miniato Alto a metà degli anni '90 per conto
della nuova proprietà Carismi, alla luce della documentazione sul
vecchio rudere raccolta dal Circolo di Studio, affronta un tema
nodale per la Cultura della Conservazione italiana; la trasformazione
di caratteri architettonici di un edificio storico: "conservare
scrupolosamente le forme esterne ed evitare sensibili alterazioni
all'individualità tipologica". Tavv. Arch. G. Nencini.
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Laurenziana
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2006-07
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La
basilica romanica di S. Miniato al Monte a
fu iniziata a Firenze nel 1018 per volontà del Vescovo Ildebrando,
fu continuata fino al 1207. La leggenda narra che la chiesa si erge
sul preesistente Oratorio fatto costruire da San Minato, primo evangelizzatore
e martire cristiano fiorentino. Si racconta che Miniato, dopo essere
stato decapitato, raccolse la testa, la rimise sul colle e andò
a morire nella grotta sul monte alla Croci, sua dimora eremitica.
La facciata, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è decorata
con arcate sulla cui sommità c’è un mosaico su fondo dorato che
rappresenta Cristo in trono benedicente fra la Madonna e San Miniato.La
grande aquila in rame presente sul
frontone fa riferimento all’arte dei Calimala che amministrò
i beni del convento annesso alla Chiesa dal 1288. L’interno è a
tre navate, il pavimento centrale è ad intarsio marmoreo decorato
con simboli dello Zodiaco. Sul presbiterio è posto un gruppo scultoreo
d’ispirazione classica; nella cripta, che si trova sotto il presbiterio,
sono conservate le spoglie di San Miniato. All’esterno della Chiesa
c’è il Palazzo del Vescovo, antica residenza estiva dei Vescovi
di Firenze, poi divenuto Convento, Ospedale e Casa dei Gesuiti.
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S.Miniato
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2006-07
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La
basilica romanica di S. Miniato al Monte a
fu iniziata a Firenze nel 1018 per volontà del Vescovo Ildebrando,
fu continuata fino al 1207. La leggenda narra che la chiesa si erge
sul preesistente Oratorio fatto costruire da San Minato, primo evangelizzatore
e martire cristiano fiorentino. Si racconta che Miniato, dopo essere
stato decapitato, raccolse la testa, la rimise sul colle e andò
a morire nella grotta sul monte alla Croci, sua dimora eremitica.
La facciata, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è decorata
con arcate sulla cui sommità c’è un mosaico su fondo dorato che
rappresenta Cristo in trono benedicente fra la Madonna e San Miniato.La
grande aquila in rame presente sul
frontone fa riferimento all’arte dei Calimala che amministrò
i beni del convento annesso alla Chiesa dal 1288. L’interno è a
tre navate, il pavimento centrale è ad intarsio marmoreo decorato
con simboli dello Zodiaco. Sul presbiterio è posto un gruppo scultoreo
d’ispirazione classica; nella cripta, che si trova sotto il presbiterio,
sono conservate le spoglie di San Miniato. All’esterno della Chiesa
c’è il Palazzo del Vescovo, antica residenza estiva dei Vescovi
di Firenze, poi divenuto Convento, Ospedale e Casa dei Gesuiti -
Tav. apertura Arch. Laura Bergonzoni.
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S. Maria Novella Oriciano
(PU)
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2006-07
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S.
Maria Novella di Orciano (PU) Eretta nel
1492, su disegno dell’architetto Baccio Pontelli, S.M.N. è una delle
più belle costruzioni rinascimentali delle Marche. La chiesa sorge
all'interno del Castello anche se molto prossima alle mura, ben
visibile anche dall'esterno del borgo. L’ingresso della chiesa è
incorniciato e impreziosito da uno stupendo Portale in pietra scolpita
in basso rilievo. Tipologicamante a pianta centrale seppur non esattamente
quadrata, la chiesa è stupefacente soprattutto per lo spazio interno
dalla linee pure, segnalate dai ricorsi in arenaria e da uno straordinario
gioc o
di oculi, ciechi e aperti. Uno spazio dominato da Tiburio con cupola
e lanternino che si inserisce perfettamente nella tradizione quattrocentesca
delle chiese a pianta centrale iniziata da
Brunelleschi, Alberti, Michelozzo, Rossellino e incentivata proprio
da Sisto IV delle Rovere con il culto mariano. La facciata incompleta
ha paramento in mattoni con uno stupendo portale in pietra a tabernacolo
poggiante su colonne con alti piedistalli. La tradizione lo vuole
opera di Raffaello Sanzio ma si tratta di un riferimento non documentato.
Esso pare piuttosto opera delle mestranze operanti ad Urbino.
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Pieve S. G. Battista a Castello
(SI)
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2001-2006
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Pieve
a Castello con Abbadia a Isola formava
uno dei due poli religiosi intorno a Monteriggioni (SI) appartenenti
alla diocesi di Volterra. La specifica posizione geografica del
sito della Pieve ha origine all'interno del percorso della via francigena.
La pieve è composta da una chiesa con pianta basilicale a tre navate,
successivamente trasformate e profondamente modificate per esigenze
legate al riuso -, tre absidi a tutto sesto ( di cui una è scomparsa
) -, un battistero a pianta ottagonale attaccato alla ex navata
sinistra, alla quale si accedeva tramite un arco ogivale ancora
esistente ed in buono stato di conserv azione,
e un chiostro che si allaccia all'abside centrale ed al lato nord
del battistero. Del chiostro sono rimasti esclusivamente i volumi
degli edifici successivamente ricavati dal quadrangolo originario.
Lo stato di conservazione del complesso è legato ai criteri del
recente progetto di riuso che ha interessato gran parte dei fabbricati
del'ex convento la diocesi di Volterra. La specifica posizione geografica
del sito della Pieve ha origine all'interno del percorso della via
francigena. La pieve è composta da una chiesa con pianta basilicale
a tre navate.
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