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Introduzione | Legge n.112 del 2002 | Beni architettonici | Regioni |
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Proprietà : S.C.I.P. /Tipologia: Edificio a destinazione terziaria Superficie mq 2179 (Mq. Commerciali) / Data asta: 25 feb. 2003 / Vincolo: Vincolato ai sensi del D. Lgs. 490/99 / Prezzo: Euro 464.812/ Fonte: Pirelli Commercial Agency "Il comodo dei bagni che sono distanti una mezza lega dalla città , vi richiama molti forestieri sanissimi e allegri che vengono, come è solito de’ bagni a divertirsi… Vi è un bel canale per cui si va in barca dalla città al Bagno e si ritorna: occasione di molti deliziosi diporti ….io conosco vari bagni sì di Germania che d’Italia e di Francia, ma non ne conosco veruno che abbia l’aria più allegra di questo” Lodovico Bianconi in una lettera al principe Enrico di Prussia.
Già note nell’antichità, ristrutturate agli inizi del Trecento, le Terme furono coinvolte da un radicale ristrutturazione e progettazione a partire dal periodo lorenese che inizio dopo la morte dell'ultimo erede della casa Medici Giangastone nel 1738. All'interno di un ampio progetto di riorganizzazione e risanamento della pianura pisana si inserisce il grande progetto di promozione delle Terme: 1) valutazione dell’efficacia terapeutica delle acque e loro promozione, dando incarico a medici qualificati di stendere relazioni sulle loro proprietà; 2) ristrutturazione dei bagni e costruzione di nuovi edifici, nonché reperimento dei fondi necessari; 3) incentivazione alla fabbricazione di case e botteghe da parte di privati.
"Il decreto legge del 1935 sanzionò all’art. 81 che nei casi in cui poteva essere evitato o ritardato il processo d’invalidità degli assicurati, ovvero potesse essere attenuata o eliminata l’invalidità già accertata mediante opportune cure mediche o chirurgiche o con il ricovero in idoneo istituto di cura, l’INPS avrebbe potuto adottare tali rimedi, assumendo a suo carico le spese del trattamento sanitario e del ricovero e, all’art. 83 autorizzò l’Istituto stesso a gestire in proprio stabilimenti termali. Fu così che le Terme di San Giuliano uscirono dal mercato, chiudendo i propri cancelli alla clientela privata e subirono un processo di trasformazione strutturale che, di fatto, devastò la meravigliosa architettura di Ruggeri e Pellegrini, realizzando un complesso di natura para-ospedaliera e salvaguardando dallo scempio solo le facciate esterne, progettate nel 1744 dagli stessi architetti su incarico di Francesco Stefano Lorena, Granduca di Toscana. Furono realizzate 28 corsie di tipo ospedaliero con servizi igienici comuni collocati nelle due ali del fabbricato, con una ricettività da sei a dodici posti letto per ciascuna. Furono, altresì, coperti i cortili interni dei Bagni di Levante e di Ponente, rivoluzionando il planivolumetrico del 1742, con la conseguente distruzione e sepoltura dei vecchi Bagni Granducali, di cui oggi restano due unità sommariamente protette da una vetrata con profili di anodizzato, nei Bagni di Levante. Fu così che la concessione delle cure termali rientrò tra le prestazioni facoltative dell’Ente e di tale opportunità l’INPS si avvalse sempre più ampiamente, sino a realizzare un complesso di cinque stabilimenti termali in proprietà a gestione diretta (San Giuliano, Salsomaggiore, Battaglia, Viterbo e Fratta Terme), per un totale di 1680 posti letto, ed ad inviare alle cure balneotermali nei propri stabilimenti ed in quelli convenzionati, un consistente numero di assicurati. ( Fonte archivio del Comune di S.Giuliano Terme PI ) |
Fig. 1 - Albergo Terme veduta della torretta su strada da via Niccolini. L'edificio attuale è in stile "novecento" , un dialetto particolarmente praticato all'interno dello stile littorio fascista. La sua costruzione risale al 1935 . Presenta un corpo centrale con torretta curvilinea da cui si accede alle due ali laterali. L'edificio è il risultato di una radicale ristrutturazione del precedente edificio termale del '700 facente parte dei padiglioni dei bagni termali di S. Giuliano. Prezzo: Euro 464.812
Fig. 2 - Albergo Terme, fronte principale dell'ingresso con la torretta. Il processo di trasformazione strutturale che, di fatto, devastò la meravigliosa architettura di Ruggeri e Pellegrini, realizzando un complesso di natura para-ospedaliera.
Fig. 3 - Albergo Terme, scorcio da via Niccolini verso l'ala ovest. Nel 1935 furono realizzate 28 corsie di tipo ospedaliero con servizi igienici comuni collocati nelle due ali del fabbricato, con una ricettività da sei a dodici posti letto per ciascuna
Fig. 4 - Albergo Terme, scorcio dell'ala ovest da via Niccolini con il verde pubblico. Furono, altresì, coperti i cortili interni dei Bagni di Levante e di Ponente, rivoluzionando il planivolumetrico del 1742, con la conseguente distruzione e sepoltura dei vecchi Bagni Granducali.
Fig. 5 - Albergo Terme, veduta dell'ala est con lesene in facciata, parafrasi di una trabeazione monumentale. Dei Bagni Granducali oggi restano due unità sommariamente protette da una vetrata con profili di anodizzato, nei Bagni di Levante.
Fig. 6 - S. Giuliano Terme, veduta del 1700, sulla destra si vedono i padiglioni termali situati nel sito dell'attuale edificio fascista che ne ha inglobato alcune tracce superstiti. |
Il progetto del Comune di San Giuliano di acquistare l'immobile dell'ex albergo delle terme di proprietà Inps febbraio 2004 L'albergo delle terme verso i privati ma il Comune lotta per i suoi diritti. Rischia di andare in fumo il progetto del Comune di San Giuliano di acquistare l'immobile dell'ex albergo delle terme di proprietà Inps, proprio nel centro della cittadina. La vicenda è intricata, ma la conclusione pare ormai scontata: il Comune molto difficilmente riuscirà a portare a casa l'acquisto, perché il ministero dei Beni culturali sta ritardando l'esercizio del diritto di prelazione del Comune. L'edificio, adesso fatiscente, dovrebbe divenire la nuova sede municipale. Messo in vendita dall'Inps è stato acquistato da una società di Milano. Il Comune, però, facendo valere la legge secondo la quale a parità di offerta un ente pubblico ha il diritto di prelazione, ha pensato quindi di partecipare all'asta offrendo la stessa cifra della società milanese. Il diritto di prelazione avrebbe consentito quindi all'amministrazione di ottenere l'immobile a patto che fosse destinato ad un uso istituzionale e non logicamente speculativo.
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