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Barbialla Nuova - Montaione (FI)
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Partecipanti
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Armando Benvenuti
Enrico Macelloni
Marco Rotonda
Mario Rotonda
Lucia Castaldi
Chiara Tamburini
Lorenzo Pagnini
 
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Castelfranco di S. (PI)
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Museo diffuso - (FI)
Lab. sul paesaggio del Valdarno I.
Febbraio 2012
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Incontri sul paesaggio, il 'Museo diffuso', ecosostenibilità e Paesaggio

 

"L' Ecomuseo come riscoperta autentica della cultura locale, finalizzata alla conservazione della diversità, che muove dalla riscoperta dell’identità come reazione alla standardizzazione culturale."

"Limen propone una serie di incontri sul tema del 'museo diffuso', partendo dal tema dell'ecomuseo, più in generale vuole riguardare il tema del paesaggio come valore culturale oltre che estetico e percettivo. L'obiettivo e' ripercorrere il quadro identitario del sistema Italia che offre anche agli spettatori più casuali un grande museo a cielo aperto di cui l'ecomuseo è uno degli esperimenti più riusciti e riconosciuto degli ultimi anni. Uscire dai canoni tradizionali del museo è l'esperimento da consolidare, rinnovare, ripetere nel tempo. Uscire dalle sale delle pinacoteche delle gallerie dalle raccolte di sculture per abbracciare l'innovazione portata dall'idea del museo diffuso, dilatato nello spazio del territorio e delle città: piazze, assi stradali, vedute di spigolo, loggiati, fondali, giardini integrati con le architetture del palazzi, masse murarie che si prolungano nel verde generando alchimie uniche. Allo stesso modo, la veduta delle figure del paesaggio, dei luoghi, dei prodotti della terra, dei dialetti, degli accenti."

"Parlare di 'museo diffuso', termine particolarmente riuscito, significa prendere coscienza in ultima istanza dell'immenso patrimonio culturale che l'Italia offre in ogni luogo del territorio, partendo dalla memoria, le radici, gli spazi naturali, valorizzando le tracce storiche che hanno marcato il territorio nei millenni e che sono ancora perfettamente leggibili. Tornare a vedere la filigrana e le infinite sfumature e valenze del paesaggio significa riappropriarsi di una parte di noi stessi, recuperando il pià grande spettacolo a cielo aperto che troviamo con caratteristiche uniche nel nostro paese."

L.b.c. in "Materia della città" - febbario 2012

"I musei contemporanei tendono a occuparsi più di "concetti" che di "cose" e per questo è sempre più difficile stabilire qual è il loro campo di interesse. Gli ecomusei non fanno eccezione a tale tendenza ed è stato così fin dalle origini. Una delle definizioni più efficaci di ecomuseo è quella originariamente proposta da da Riviére e de Varine e che fa riferimento alle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei: La definizione sulla quale lavora il Laboratorio Ecomusei è quella di un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio. “Patto”: non norme che obbligano o proibiscono qualcosa, ma un accordo non scritto e generalmente condiviso. “Comunità”: i soggetti protagonisti non sono solo le istituzioni poiché il loro ruolo propulsivo, importantissimo, deve essere accompagnato da un coinvolgimento più largo dei cittadini. “Prendersi cura”: conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale in modo da aumentarne il valore anziché consumarlo. “Territorio”: inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato."

"L'Ecomuseo è il museo del tempo e dello spazio in un territorio dato. E' un’istituzione che si occupa di studiare, conservare, valorizzare e presentare la memoria collettiva di una comunità e del territorio che la ospita, delineando linee coerenti per lo sviluppo futuro; è il frutto del rapporto costruttivo tra una popolazione, la sua amministrazione e un equipe pluridisciplinare di esperti; è un organismo che, pur rivolgendosi anche ad un pubblico esterno, ha come interlocutori principali gli abitanti della comunità. E' un museo del tempo, dove le conoscenze si estendono e diramano attraverso il passato vissuto dalla comunità per giungere nel presente, con un’apertura sul futuro; è un museo dello spazio: spazi significativi dove sostare e camminare. Privilegia il linguaggio visivo diretto degli oggetti fisici e delle immagini, valorizzati nel loro contesto originario."

"Esiste una forte domanda di identità, che normalmente si manifesta a scala locale, e che presenta talvolta caratteristiche reazionarie, come aggressività e chiusura localistica o volontà di conservazione a oltranza, oppure opportunistiche, come la creazione di un’identità artificiale e di maniera. Accanto a questa etnicità commerciale esiste però un movimento di riscoperta autentico della cultura locale, creativo e finalizzato alla conservazione della diversità e che muove dalla riscoperta dell’identità come reazione alla standardizzazione culturale. Questa spinta trova normalmente nel “locale” lo spazio più adatto a manifestarsi, anche perché più democratico e meno soggetto alle grandi forze del mercato della cultura. Quello locale è infatti un territorio più facilmente percorribile dall’innovazione in campo culturale. Il patrimonio tradizionale (i musei, le grandi opere) sono funzionali a una gestione accentrata del potere..Naturalmente anch’essa potrebbe giovarsi della delega e del coinvolgimento locale, ma si presta comunque, dal punto di vista organizzativo, a una gestione accentrata: pochi decisori, pochi grandi progetti e soprattutto poca necessità di coordinarli fra loro. Il patrimonio locale invece non può essere promosso se non coinvolgendo e delegando. Le sinergie qui sono obbligatorie."

"L'approccio multidisciplinare, che spiazza i poteri scientifici tradizionali, e il collegamento fra le diverse iniziative, in genere singolarmente poco rilevanti, sono, in questo contesto, conditio sine qua non per il successo. Inoltre i progetti periferici possono svilupparsi anche senza grandi appoggi centrali e quindi il potere di controllo del centro ne risulta ridotto. Forse l’ancoraggio al territorio, quindi a qualcosa di immobile dal punto di vista spaziale, permette anche di rispondere alla crisi determinata dall’ambivalenza di molte delle appartenenze culturali contemporanee. Tutto questo ha come conseguenza rilevante una crescita della domanda di identità e quindi una maggiore attenzione di studiosi e amministratori verso il patrimonio locale come occasione che ne può permettere la costruzione. In questo contesto non stupisce. Il rinnovato interesse verso il modello dell’ecomuseo, particolarmente adatto, per le sue caratteristiche di museo di identità e del territorio, a farsi interprete di questa nuova domanda."

Tratto da "Ecomusei, musei del territorio, musei di identità" di Maurizio Maggi.

"Pietro Porcinai nasce nel 1910 a Settignano, sulle colline fiorentine, in un’abitazione annessa alla Villa Gamberaia. Il padre Martino lavora in quegli anni come capogiardiniere per la proprietaria del celebre giardino, la Principessa Catherine Jeanne Ghyka che tra il 1898 ed il 1900 trasforma il parterre settecentesco di fronte alla villa in un inconsueto water garden, ripetutamente pubblicato come immagine rappresentativa del giardino formale italiano4 su testi e riviste dell’epoca specializzati nel settore. In questo periodo la Gamberaia diviene “uno dei fari, una delle soste magiche nella vita” per molti degli intellettuali che la frequentano come Bernard BerensonEd è qui che Porcinai, ancora bambino, apprende i primi rudimenti dell’arte dei giardini, seguendo il lavoro del padre ed intrecciando lunghe conversazioni sull’argomento con la principessa rumena che lo segue con pazienza e affetto. Nell’ambiente culturale fiorentino d’inizio secolo, caratterizzato dalla presenza di una rilevante colonia anglofona ed internazionale di artisti ed intellettuali, si assiste intanto alla trasformazione ed al rinnovamento dell’idea di giardino formale all’italiana, caduto in disgrazia agli inizi dell’Ottocento con la moda del parco romantico all’inglese7. Per una particolare combinazione di eventi saranno proprio i progettisti inglesi, come Cecil Pinsent8 e Geoffrey Scott, a riportare in auge nella Toscana nei primi anni del Novecento, i modelli formali del giardino rinascimentale e barocco, attraverso il disegno e la realizzazione di numerose opere ispirate alle forme ed allo spirito del passato".

Tratto da "Tra tradizione e modernità. Il contesto culturale e la formazione" - Ricerche per la progettazione del paesaggio Anno 1 - numero 1- gennaio/giugno 2004 Firenze University Press

 

Gli approfondimenti saranno tenuti da:

Prof. Marco Jaff, Arch. L. Matteoli - Università di Firenze

Dott.ssa Sandra Becucci - Fondazione Musei Senesi

Dott. Simone Gorelli - Environmetal Man. Agency s.r.l.

Arch. Luigi Latini - Presidente Ass. Pietro Porcinai

 

Iscrizioni a: info@limen.org

 

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