Conservazione Chiesa di S. Michele - Pavia Via Diacono a cura di Andrea Maricelli
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Lombardia
Chiese sec. XIII
Quartiere 1
Scheda Storica
 

Una chiesa in pietra

L'utilizzo estensivo, sia per la struttura sia per le decorazioni, della fragile pietra arenaria in luogo del cotto

"San Michele è semplicemente una delle otto parrocchie del centro storico di Pavia, ma se andiamo indietro nel tempo fino ad ascoltare un cronista medievale di nome Opicino de Canistris ci rendiamo conto di come l'importanza di questa chiesa, allora, fosse davvero altra:......La descrizione di questo ecclesiastico pavese ospite alla corte avignonese è importante perché restituisce l'immagine di San Michele così come era all'inizio del XIV secolo, nella sua veste altomedievale e romanica, inserita in una città dal duplice aspetto: uno, quello di città capitale del Primo Medioevo, e l'altro, quello della grande rinascita architettonica del XI/XIII secolo. Poiché la dominazione viscontea sulla città porterà grandi sconvolgimenti dal punto di vista della struttura del tessuto urbano, è solo tenendo presente questa trasformazione che potrà ancora identificarsi San Michele nell'affresco in San Teodoro, opera di Bernardino Lanzani compiuta nel 1522.

Facciata

Tornando ad Opicino, egli si fa portatore di altre informazioni interessanti: Nella chiesa, in occasione della festa dei Santi Eleucadio ed Ennodio (vescovi entrambi, il primo di Ravenna, il secondo pavese) i canonici officiavano recitando in parte in latino e in parte in greco. Non c'è da stupirsi: le origini di questa chiesa sono longobarde (la dedicazione al Santo guerriero loro patrono nè è altra prova tangibile), ma una epigrafe trascritta ci comunica la presenza nel VII secolo di un monaco orientale di nome Bariona, normale per quel periodo nel quale il cristianesimo cercava di consolidare la propria posizione per mezzo anche di religiosi orientali (secondo una delle tradizioni sulla fondazione, fu proprio il più importante di questi personaggi, il vescovo di Pavia Damiano, a consacrare la chiesa). Anche se alcuni storici rimangono scettici di fronte all'originalità della "lapide di S. Ennodio", ciò che è certo, comunque, è l'influenza orientale alle origini della chiesa di San Michele, influenza che avrebbe poi originato la commistione dei linguaggi liturgici dei quali abbiamo testimonianza in Opicino.

Degrado

Ampie zone superficiali del San Michele sono interessate dal processo di disgregazione dell'arenaria al quale si è cercato di porre rimedio in epoca moderna due volte, anche se per uno solo di questi due si conserva documentazione sufficiente. Il primo intervento risale al periodo 1860-1875 e fu svolto dal professor Vergani e dall'ingegner Carlo dell'Acqua, noto per la sua attenzione riguardo alle cose pavesi: furono sistemate le pietre degradate dell'esterno, mentre parte degli strombi (tagli obliqui decorati di portali e finestre) e degli archivolti dei portali furono strutturati con pietre importate ex novo dalla cava di Castello di Santa Giulietta, quella dell'estrazione originaria.

Chiese sec. XIII
Chiesa di S. Michele

Fig. 1 - Chiesa di S. Michele Pavia. La facciata principale, è tipica del cosiddetto stile romanico lombardo del sec. XII; e' scandita verticalmente da quattro semipilastri più in funzione decorativa che di contrafforti, che la dividono in tre zone, ciascuna col suo portale, offre, un coronamento a eleganti gallerie praticabili. Le tre fronti sono di arenaria, superiormente di mattoni.

Fig. 2 - Chiesa di S. Michele Pavia. Planimetria della zona di San Michele Maggiore. In colore le coordinate del reticolato viario urbano di origine romana a croce latina. San Michele domina ancora oggi uno dei quartieri di forma quadrata della città antica chiamati Jugeri, di circa ottanta metri di lato, e si trova incluso nella prima delle tre cerchie murarie descritte da Opicino de Canistris.

Fig. 3 - Chiesa di S. Michele Pavia. Schema della pianta: è costituita da un transetto assai sporgente sul perimetro rettangolare di essa, a tre facciate « a capanna ». Una pianta a croce latina; il transetto risulta eccezionalmente sviluppato, dotato di una propria facciata sul lato settentrionale, una grande abside circolare nella parte est.

Fig. 3 - Chiesa di S. Michele Pavia. Planimetria della città con l'ubicazione della basilica sull’omonima piazza San Michele, procedendo in direzione Ticino attraverso la via Cavallotti. Particolarmente visibile il reticolo geometrico della struttura romana di cui la chiesa occupa un isolato. Pavia presenta ancor oggi un impianto romano tra i meglio conservati del mondo.

Archivio

La nuova chiesa di S. Michele interamente rivestita in pietra

"P er evidenziare la propria rilevanza la chiesa di San Michele, la chiesa delle incoronazioni, fu costruita in materiale lapideo con rivestimento litico praticamente totale, in visione cromatica aurea. Si tratta di una modalità di costruzione unica in una città le cui chiese erano associate al solo rosso dei mattoni, eccezion fatta per San Giovanni in Borgo, un'altra basilica romana ora distrutta, sulla quale però il rivestimento copriva solo la parte inferiore della facciata. San Michele di Pavia rimane dunque l'unico esempio nel quale quella particolare pietra fu utilizzata in questo particolare modo. La ragione della scelta di questo materiale sta nella facile reperibilità della pietra nell'area di Castello di Santa Giulietta nell'Oltrepò pavese. Fatto strano è che, nonostante questo, l'utilizzo del materiale lapideo sia quasi nullo in altri importanti edifici: nella basilica di San Pietro in Ciel d'oro l'arenaria venne utilizzata solo per alcuni dettagli architettonici, andando a formare un semplice effetto di contrappunto cromatico col rosso dominante; nella doppia basilica di S.Stefano e S.Maria del popolo, oggi sostituita dal Duomo, serviva invece ad individuare i portali e paramenti murari intermedi.

Tipi di pietra

"Il materiale che ricopre la facciata del S.Michele è composto da due tipi di rocce sedimentarie: 1) Calcarea e nerastra, proveniente dalle colline tra o torrenti Verga e Coppa 2) Giallastra proveniente dalle colline dell'oltrepò sopra Voghera. L'impiego dell'arenaria in San Michele riguarda singoli dettagli architettonici, il contrappunto cromatico giallo-oro/rosso, la parte inferiore dei contrafforti, le modanature del portale e delle coperture, le lesene a fascio e infine le colonnine delle bifore e della galleria cieca in facciata. Dal grande impiego di questo materiale deriva l'altra particolarità della facciata, nella quale risulta invertito il rapporto tra architettura, portante o no, e scultura: la modellazione scultorea, impiegata solitamente solamente laddove si intendesse evidenziare i punti nodali (capitelli, mensoline, illustrazioni scolpite, cornici), è qui utilizzata avviluppando l'intera facciata. Peroni nel 1967 scrive: "...l'intera compagine litica si presta ad accogliere illustrazioni scolpite, fino quasi addirittura a rivoluzionare il rapporto abituale tra architettura e scultura.

Lavorazione

Dal grande impiego di questo materiale deriva l'altra particolarità della facciata, nella quale risulta invertito il rapporto tra architettura, portante o no, e scultura: la modellazione scultorea, impiegata solitamente solamente laddove si intendesse evidenziare i punti nodali (capitelli, mensoline, illustrazioni scolpite, cornici), è qui utilizzata avviluppando l'intera facciata. Peroni nel 1967 scrive: "...l'intera compagine litica si presta ad accogliere illustrazioni scolpite, fino quasi addirittura a rivoluzionare il rapporto abituale tra architettura e scultura, al punto che nel caso della facciata i rapporto sembrano invertiti, emergendo il fatto plastico-decorativo come condizione della struttura e non viceversa". (testo completo)

 

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