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Il caso

Il Soprintendente Antonio Paolucci contrario alla ricollocazione della "Madonna dei Laudesi" realizzata da Duccio di Buoninsegna per la basilica di S. Maria Novella

"L'argomentare di Paolucci contrario alla ricollocazione della Madonna dei Laudesi realizzata da Duccio di Buoninsegna per la basilica di S. Maria Novella mi pare poco convincente, assertivo e contraddittorio e quanto meno discutibile. Il lungo elenco di opere ricollocate nel proprio contesto di appartenenza, non fa altro che rafforzare la tesi di chi, come noi, dice che del problema "Pala di Duccìo" si debba almeno discutere approfonditamente e considerare le diverse ipotesi, tanto più che oggi — in virtù degli interventi di restauro che hanno interessato S. Maria Novella — questa ricollocazione non è più né irragionevole né impossibile. Ma i casi elencati da Paolucci concentrati in provincia e la sua indisponibilità a discutere di questa opera, farebbero pensare una sorta di pregiudizio territoriale per il, quale il problema è Firenze. Insomma se davvero non c'è un problema di opposizione di principio, allora sarebbe buona norma ammettere la discussione. Quanto alla motivazione addotta da Paolucci per il gran rifiuto quello della storicizza zione (...)

Una storicizzazione

"Una "storicizzazione" comunque risalente al 1948 (!) dell'attuale collocazione agli Uffizi, si vorrà forse ammettere che vi sono almeno altrettanti motivi relativi alla storicizzazione che militano a favore della originaria collocazione. Del resto non si vorrà certo sostenere che lo spostamento di questa Pala possa rappresentare una "manomissione" e "disarticolarizzazione" degli Uffizi, tale da non poter essere riorganizzata e ricostituita? E, comunque, cosa dire della "mano-missione" che l'assenza della Madonna di Buccio, oggi, rappresenta per S. Maria Novella? Del resto, ne dovevano essere consapevoli gli amministratori e i soprintendenti del tempo del trasloco della Pala agli Uffizi se, come si legge nel catalogo ufficiale della Galleria redatto nel 1979 dal direttore Luciano Berti, tale trasferimento avveniva "in via provvisoria". Non si può certo sostenere che il "percorso storico didattico" del quale la Pala fa oggi parte negli Uffizi (supportato da scarsi strumenti, appunto, didattici che consentano ad un visitatore di comprenderlo) sia l'unico possibile, né che un diverso percorso storico didattico non sia realizzabile in S. Maria Novella. La Nazione - cronaca Firenze 15/1/2004.

Pittura sec. XIII
"Madonna dei Laudesi"

Fig. 1 - Madonna dei Laudesi. Il 15 aprile 1285 la Compagnia dei Laudesi di Santa Maria Novella commissionò una grande Pala d’altare al famoso pittore senese Duccio di Boninsegna, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, nota come "Madonna Rucellai".

Fig. 2 - Cappella Rucellai. S. Maria Novella dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, fatta costruire negli anni 1320-1325 da messer Cenni (o Bencivenni) di Nardo di Giunta dei Rucellai, popolo San Pancrazio: «dominus Bencivenni miles beate Virginis sive cavaliere Gaudente, vocatus prius Cenni di Nardo, fecit cappellam Sancte Katerine, qui circa annum Domini 1355 vel 1356 obiit».

Fig. 3 - Complesso conventuale di S. M. Novella. Il primo nucleo fu una cappella documentata nel 983, forse sul luogo della cappella degli Spagnoli. Nel 1094 fu consacrata la seconda chiesa parrocchiale orientata est-ovest sul luogo della sacretia attuale, Nel 1221 il complesso passò all'ordine mendicante dei Domenicani che iniziarono la terza chiesa nel 1246 e ingrandirono la piazza Vecchia. La cappella Rucellai si trova nella parte terminale del transetto di destra.

Archivio

Storia della committenza pubblica di una pala destinata ad essere esposta nella chiesa dei Frati domenicani. Mozione del consiglio comunale.

"Il 15 aprile 1285 la Compagnia dei Laudesi di Santa Maria Novella commissionò una grande Pala d’altare al famoso pittore senese Duccio di Boninsegna, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, nota come "Madonna Rucellai". Tale opera è unanimemente considerata dagli studi di storia dell’arte uno dei più importanti capolavori nell’intera arte occidentale; che il dipinto è rimasto ininterrottamente nella chiesa fiorentina dall’origine al 1937, anno nel quale venne esposto alla grande Mostra Giottesca tenuta a Firenze; che nel 1948 esso venne trasferito alla Galleria degli Uffizi "in via provvisoria", secondo quanto si legge sul Catalogo Ufficiale della Galleria degli Uffizi, redatto nel 1979 dall’allora Direttore Luciano Berti.

Museologia

"che la sua permanenza agli Uffizi contraddice ogni corretta concezione della museologia moderna; che un’eventuale controdeduzione basata sulla attuale funzionalità museologica del dipinto alla Sala degli Uffizi risistemata da importanti architetti nel 1954, non sarebbe assolutamente sostenibile. In primo luogo, perché farebbe premio in ogni caso il criterio della storicità dell’appartenenza originale a Santa Maria Novella; in secondo luogo, dal momento che l’allestimento in questione è comunque già adesso fortemente alterato, poiché alcuni dei dipinti che ne facevano parte sono oggi conservati altrove (come la Croce dipinta di Cimabue nel Museo di Santa Croce), e d’altro canto sono stati immessi nella sala dipinti che non ne facevano parte al momento dell’allestimento del 1954 (come il Polittico di Badia di Giotto); che la recentissima riconsegna alla chiesa di Santa Maria Novella della Croce dipinta di Giotto ha messo ulteriormente in macroscopico risalto, se ancora ve ne fosse stata necessità, la madornale assenza della grande tavola di Duccio, sua interlocutrice in uno straordinario colloquio per sette secoli di storia ininterrotta; che la Basilica conventuale di Santa Maria Novella, a seguito dell’accordo intervenuto a suo tempo con lo Stato italiano, è di piena titolarità comunale; tutto ciò premesso, invitano il Sindaco di Firenze ad attivarsi con energia e tempestività per l’immediato ritorno della Madonna di Duccio nella basilica fiorentina di Santa Maria Novella."

Palazzo Vecchio, 9 luglio 2001

 

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