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- Manifattura
tabacchi Firenze:
archivio
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| Proposte
della regione | | Luglio
2004 | | Formalizzata
la disponibilità a valutare una partnership con Fintecna Ex Manifattura tabacchi:
'manifestazione d'interesse' della Regione. Ogni iniziativa sull'eventuale acquisizione
e utilizzo sarà valutata con il Comune di Firenze. La Regione Toscana guarda con
attenzione all'ex Manifattura tabacchi di Firenze e al suo utilizzo futuro: con
una lettera inoltrata ieri, il vicepresidente Angelo Passaleva ha infatti formalmente
espresso l'interesse della Regione all'acquisizione del complesso immobiliare.
Proprio il 28 luglio, infatti, scadevano i termini per l'invio delle 'manifestazioni
di interesse' sull'area: con la sua missiva la Regione ha dichiarato la sua
disponibilità a valutare una eventuale forma di partnership con Fintecna,
la società partecipata dal ministero del Tesoro, per il recupero, la trasformazione
e la valorizzazione del complesso immobiliare. L'intervento della Regione è legato
al valore dell'ex Manifattura tabacchi nell'ottica della riqualificazione urbanistica
di una parte importante della città di Firenze. Ogni iniziativa sull'eventuale
acquisizione e utilizzo dell'area sarà comunque valutata di concerto con il Comune
di Firenze. L'area dell'ex Manifattura tabacchi, a ridosso del Parco delle Cascine,
è composta da 16 fabbricati per una superficie complessiva di circa 100mila metri
quadri e una cubatura di oltre 500mila mc. Ufficio
Stampa Regione Toscana | | |
| Appello
alla città | | Febbraio
2003 | | Un
appello alla città, al mondo della cultura e della scienza, per salvare dalla
svendita la Manifattura Tabacchi L’onorevole Giovanni Bellini intervenendo alla
presentazione della rivista La Nuova Città dedicata al tema GLI SPAZI DEL LAVORO
che si è svoltavenerdì 7 febbraio 2003 presso la Camera del Lavoro di Firenze,
ha dichiarato: Ieri il parlamento italiano ha trasformato in legge un decreto
che prevede il passaggio della proprietà di numerose aeree e immobili ad una Finanziaria
controllata dal Ministero del Tesoro, la FINTECNA, questa operazione è
finalizzata alla vendita dei beni. Purtroppo rientra nella lista degli immobili
la Manifattura Tabacchi di Firenze. Con il voto di ieri va a monte il protocollo
firmato dall’ETI (Ente Tabacchi Italiani) , Il Ministero delle Finanze e il
Comune di Firenze che prevedeva un riutilizzo dell’area e degli immobili a uso
pubblico. Nel piano di prefattibilità che era stato predisposto era previsto
la dislocazione nell’area di importanti istituzioni culturali, scientifiche, culturali
e sociali pubbliche quali parte della Biblioteca nazionale, dell’Archivio di Stato,
l’Emeroteca Regionale, la Sovrintendenza Archeologica, il Gabinetto Viesseux,
l’Opificio delle pietre dure. Il Cinema teatro attualmente in funzione e un asilo
nido. Con questo voto tutti questi progetti che avrebbero permesso una riqualificazione
della città e delle proprie istituzioni culturali vengono gettati al vento, per
dare spazio a futuri acquirenti di un’area estremamente "appetitosa" dal punto
di vista della speculazione edilizia. La
città, la cultura della città, il mondo del lavoro e dell’ingegno devono impegnarsi
affinché quest’area venga sottratta alla speculazione e torni ad essere l’area
dove queste importanti istituzioni, site nella città, ma patrimonio di tutto il
paese, possano svilupparsi. Alessio Gramolati, Segretario generale della CGIL
provinciale, intervenendo all’iniziativa , ha aggiunto :"Sempre con maggiore forza,
la CGIL di Firenze è attenta alle grandi trasformazioni della città, che sono
frutto molte volte del cambiamento del modo di lavorare in questo paese. La CGIL
non rincorre con nostalgia la vecchia fabbrica, ma rivendica con grande forza
gli stessi diritti, la stessa solidarietà per chi lavora nel nostro tessuto produttivo
in modo diverso e nuovo. Il rapporto, infine, con la Fondazione Michelucci, diverrà
stabile per quanto concerne il contributo specifico che questa realtà culturale
rappresenta; intendiamo infine dedicare molto spazio del nostro sito web (www.cgil.it/firenze/)
alle iniziative, alle analisi, alle ricerche portate avanti dalla Fondazione perché
diventino sempre di più patrimonio del dibattito culturale, politico e sociale
della città . Camera
del lavoro di Firenze 7 febbraio 2003 | | |
| Le
premesse della vendita | | Dicembre
2002 | | "Il
Governo e la maggioranza di centro destra vendono l'ex Manifattura Tabacchi di
Firenze che viene ceduta dall'ETI (Ente Nazionale Tabacchi) alla Finteca (Spa
dell'ex gruppo IRI). La vendita alla Finteca nega di fatto tutti gli impegni precedentemente
assunti con Palazzo Vecchio e con i privati. Si era arrivati alla stesura di un
progetto integrato per l'utilizzo della manifattura per ospitare spazi per l'archivio
di Stato di Firenze, per la Biblioteca Nazionale, il Gabinetto Viesseux, la Mediateca
Regionale, la Soprintendenza archeologica e l'opificio delle Pietre dure di Firenze.
Con la legge approvata ieri si nega, di fatto, la previsione per un utilizzo culturale
dell'immobile. L'allarme arriva dalla Camera dove è stato convertito in legge
il Dl del 24 dicembre 2002 scorso, nel quale sono state introdotte vendite di
vari immobili dello Stato con l'intento di incamerare entrate che la Finanziaria
2003 ha previsto, ma non riesce a recuperare. Per Firenze in particolare questo
vuol dire che la proprietà della ex manifattura tabacchi è stata passata alla
Finteca, una finanziaria dello Stato che cercherà di realizzare da quell'area
i massimi introiti possibili. Il blitz risale al 27 dicembre 2002, giorno in cui
l'Eti (la Spa pubblica creata per privatizzare e dismettere parte del patrimonio
dei Monopoli di Stato) ha venduto una quarantina di grossi immobili - tra cui
l'ex Manifattura - alla Finteca (altra Spa pubblica dell'ex gruppo Iri) per creare
liquidità. Ieri il decreto legge 282 del 24 dicembre 2002, pubblicato sulla Gazzetta
ufficiale 301 è diventato Legge. A denunciare il fatto è il parlamentare dei Ds,
Giovanni Bellini che ha cercato di far passare un emendamento che restituisse
alla città quei sei ettari di terreno al confine con il Parco delle Cascine. "Ma
il voto - commenta deluso l'onorevole - è stato contrario. L'unico immobile dell'ente
tabacchi, fra tutti quelli presenti in Italia, che è stato restituito al Comune
è quello di Cagliari. Per Firenze, nonostante i vincoli della soprintendenza su
un immobile che risale agli anni '30, non c'è stato niente da fare". In altre
parole: cittadella della cultura addio. "Sì, perchè la vendita alla Finteca nega
di fatto tutti gli impegni precedentemente assunti con Palazzo Vecchio e con i
privati. Si era arrivati alla stesura di un progetto integrato per l'utilizzo
della manifattura per ospitare spazi per l'archivio di Stato di Firenze, per la
Biblioteca Nazionale, il Gabinetto Viesseux, la Mediateca Regionale, la Soprintendenza
archeologica e l'opificio delle Pietre dure di Firenze. Con la legge approvata
ieri si nega, di fatto, la previsione per un utilizzo culturale dell'immobile".
Resta, naturalmente, la destinazione urbanistica industriale che solo la concessione
da parte del Comune di Firenze di una variante al piano regolatore, può superare.
"Vero - allarga le braccia Bellini - ma il rischio è che, se il Comune nega la
variazione, l'immobile possa restare inutilizzato chissà per quanto tempo". Però
allo Stato servono soldi per rimpinguare le sue casse e far fronte alla Finanziaria.
"Sì - replica il parlamentare - ma un immobile stimato catastalmente 220 miliardi
di vecchie lire è già un patrimonio. E poi il Governo ha già speso i soldi che
prevedeva di incassare dalla vendita degli immobili di proprietà dell'Eti". E'
un altro "sogno" fiorentino che rischia di finire nel cassetto, a meno che il
Comune non decida di acquistare quei 6 ettari di superficie, con oltre 108mila
metri quadri calpestabili, di cui 3 ettari coperti, 500mila metri cubi di volume
distribuiti in una quindicina di fabbricati. Oppure che una cordata di privati
non si faccia avanti, si era già parlato di un possibile interesse del patron
della Florentia Viola Diego Della Valle insieme alla famiglia di Luca Cordero
di Montezemolo. Ma in questo caso almeno una parte dell'area non potrebbe non
essere destinata a case, o a centri direzionali e commerciali. Palazzo Vecchio,
per bocca dell'assessore all'urbanistica Gianni Biagi, ha più volte ribadito l'intenzione
di salvaguardare ad ogni costo la destinazione pubblica dell'area. Certo la "fame"
di soldi dello Stato rischia di complicare l'operazione.di Paola Fichera La
Nazione, 7 Febbaio 2003 |
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