Conservazione Manifattura Tabacchi Firenze via delle Cascine a cura di Alessandra Meyer
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Il caso

Un appello alla città, al mondo della cultura e della scienza, per salvare dalla svendita la Manifattura Tabacchi

"L’onorevole Giovanni Bellini intervenendo alla presentazione della rivista La Nuova Città dedicata al tema GLI SPAZI DEL LAVORO che si è svoltavenerdì 7 febbraio 2003 presso la Camera del Lavoro di Firenze, ha dichiarato: Ieri il parlamento italiano ha trasformato in legge un decreto che prevede il passaggio della proprietà di numerose aeree e immobili ad una Finanziaria controllata dal Ministero del Tesoro, la FINTECNA, questa operazione è finalizzata alla vendita dei beni. Purtroppo rientra nella lista degli immobili la Manifattura Tabacchi di Firenze. Con il voto di ieri va a monte il protocollo firmato dall’ETI (Ente Tabacchi Italiani) , Il Ministero delle Finanze e il Comune di Firenze che prevedeva un riutilizzo dell’area e degli immobili a uso pubblico. Nel piano di prefattibilità che era stato predisposto era previsto la dislocazione nell’area di importanti istituzioni culturali, scientifiche, culturali e sociali pubbliche quali parte della Biblioteca nazionale, dell’Archivio di Stato, l’Emeroteca Regionale, la Sovrintendenza Archeologica, il Gabinetto Viesseux, l’Opificio delle pietre dure. Il Cinema teatro attualmente in funzione e un asilo nido. Con questo voto tutti questi progetti che avrebbero permesso una riqualificazione della città e delle proprie istituzioni culturali vengono gettati al vento, per dare spazio a futuri acquirenti di un’area estremamente "appetitosa" dal punto di vista della speculazione edilizia"

Una speculazione

"La città, la cultura della città, il mondo del lavoro e dell’ingegno devono impegnarsi affinché quest’area venga sottratta alla speculazione e torni ad essere l’area dove queste importanti istituzioni, site nella città, ma patrimonio di tutto il paese, possano svilupparsi. Alessio Gramolati, Segretario generale della CGIL provinciale, intervenendo all’iniziativa , ha aggiunto :"Sempre con maggiore forza, la CGIL di Firenze è attenta alle grandi trasformazioni della città, che sono frutto molte volte del cambiamento del modo di lavorare in questo paese. La CGIL non rincorre con nostalgia la vecchia fabbrica, ma rivendica con grande forza gli stessi diritti, la stessa solidarietà per chi lavora nel nostro tessuto produttivo in modo diverso e nuovo. La vendita risale al 27 dicembre 2002, giorno in cui l'Eti (la Spa pubblica dello Stato) ha venduto una quarantina di grossi immobili - tra cui l'ex Manifattura" CgilCamera del lavoro di Firenze 7 febbraio 2003

Arch. Fascista
Manifattura Tabacchi

Fig. 1 - Manifattura tabacchi di Firenze. complesso costruito nelle Firenze fascista dal 1932-1940 con un monumentale stile novecento alternato da citazioni razionaliste come il Cinema Puccini sull'angolo con via Giuseppe Tartini. L'area è costituita da 6 ettari, 15 fabbricati di cui alcuni di 6 piani che ricoprono circa la metà della superficie per un totale di oltre mezzo milione di metri cubi : la ex-Manifattura Tabacchi in piazza Puccini è una piccola città.

Fig. 2 - Manifattura tabacchi di Firenze, prospetto interno secondo i canoni del razionalismo. Il complesso è caratterizzato da una serie di edifici a planimetria e volumetria compatte, connotati da un lessico pacatamente razionalista.

Fig. 3 - Manifattura tabacchi di Firenze, il passaggio del fronte interno con le due torri scala vetrate. Un complesso inl'equilibrio tra lessico razionalista e dinamismo spaziale.

Fig. 4 - Manifattura tabacchi di Firenze, planimetria generale estratto dal PRG. Lo schema distributivo è organizzato in tre diversi nuclei: a est gli uffici amministrativi, a ovest i magazzini e al centro le aree di produzione e di servizio nonchè i magazzini specializzati.

Il Governo e la maggioranza di centro destra vendono l'ex Manifattura Tabacchi di Firenze che viene ceduta dall'ETI (Ente Nazionale Tabacchi) alla Fintecna (Spa dell'ex gruppo IRI)

La vendita alla Fintecna nega di fatto tutti gli impegni precedentemente assunti con Palazzo Vecchio e con i privati. Si era arrivati alla stesura di un progetto integrato per l'utilizzo della manifattura per ospitare spazi per l'archivio di Stato di Firenze, per la Biblioteca Nazionale, il Gabinetto Viesseux, la Mediateca Regionale, la Soprintendenza archeologica e l'opificio delle Pietre dure di Firenze. Con la legge approvata ieri si nega, di fatto, la previsione per un utilizzo culturale dell'immobile. L'allarme arriva dalla Camera dove è stato convertito in legge il Dl del 24 dicembre 2002 scorso, nel quale sono state introdotte vendite di vari immobili dello Stato con l'intento di incamerare entrate che la Finanziaria 2003 ha previsto, ma non riesce a recuperare. Per Firenze in particolare questo vuol dire che la proprietà della ex manifattura tabacchi è stata passata alla Finteca, una finanziaria dello Stato che cercherà di realizzare da quell'area i massimi introiti possibili.

Le premesse

''Il blitz risale al 27 dicembre 2002, giorno in cui l'Eti (la Spa pubblica creata per privatizzare e dismettere parte del patrimonio dei Monopoli di Stato) ha venduto una quarantina di grossi immobili - tra cui l'ex Manifattura - alla Fintecna (altra Spa pubblica dell'ex gruppo Iri) per creare liquidità. Il decreto legge 282 del 24 dicembre 2002, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 301 è diventato Legge. L'unico immobile dell'ente tabacchi, fra tutti quelli presenti in Italia, che è stato restituito al Comune è quello di Cagliari. Per Firenze, nonostante i vincoli della soprintendenza su un immobile che risale agli anni '30, non c'è stato niente da fare". In altre parole: cittadella della cultura addio. La vendita alla Fintecna nega di fatto tutti gli impegni precedentemente assunti con Palazzo Vecchio e con i privati. Si era arrivati alla stesura di un progetto integrato per l'utilizzo della manifattura per ospitare spazi per l'archivio di Stato di Firenze, per la Biblioteca Nazionale, il Gabinetto Viesseux, la Mediateca Regionale, la Soprintendenza archeologica e l'opificio delle Pietre dure di Firenze. La città, la cultura della città, il mondo del lavoro e dell’ingegno devono impegnarsi affinché quest’area venga sottratta alla speculazione e torni ad essere patrimonio culturale." La nazione 7 feb 2003

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