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PROTO Romanico
 
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Pieve S.Giovanni - Battista
Proto Romanico | SI | sec. XI
Dicembre 2015
. -

Complesso protoromanico di S. Giovanni Battista a Castello, Monteriggioni (SI)

 

"Pieve a Castello e Abbadia a Isola formavano i due poli religiosi intorno a Monteriggioni che appartenevano alla diocesi di Volterra fino al 1596, anno in cui si costituì l’episcopato di Colle Val d’Elsa la lontananza del territorio di Monteriggioni da Volterra e quindi dalle sua influenze aveva fatto si che questa zona risentisse molto più della presenza della vicina Siena. Una dimostrazione di questo fenomeno è il giuramento di fedeltà che il Podestà senese Giovanni Cocchi da Viterbo ricevette nel 1215 da tutti i capifamiglia dell’Abbadia a Isola, di Strove, della Pieve a Castello e della Villa di S. Cimento

  • La pieve a Castello nel secolo XIV abbracciava un esteso territorio a destra e a sinistra dell’Elsa, poiché era matrice dei seguenti popoli e chiese: S. Maria a Staggia, S. Silvestro a Staggia, S. Ansano a Galognano, S. Lucia a Bolzano, S. Ruffiniano a Castiglion Ghinibaldi, S. Casciano dell’Isola, S. Biagio a Montagutolo con l’annesso di S. Michele a Agli, Eremo di S. Maria a Monte Maggio, canonica di scarna, S. Pietro a Strove, S. Flora in val di Strove, S. Clemente a San Cimenti, S. Cerbone, S. Martino a lano, S. Nicolao delle Corti, S. Maria a Mensanello, S. Pietro a fabbrica, S. Maria al Pino, S. Maria a Novellara. La Pieve di S. Giovanni battista a castello conta 186 abitanti”

 

 

Possiamo notare che la zona di giurisdizione della pieve era molto vasta, poiché comprendeva chiese anche territorialmente lontane. Successivamente dal 1687 fino al 1957, anno in cui morì l’ultimo sacerdote, la pieve aveva un comprensorio di dimensioni minori: podere della Pieve, Pilli, S. Monti, Nagli, Casa Alteri, Monte auto, Poggiarello, Montecastelli, Casa Nuova, casa vecchia, S.Giulia, Carpiglioni, Castronaia, Poggiali.I luoghi suddetti facevano parte di quell’organizzazione del territorio che aveva caratterizzato il medioevo e che vedeva la nascita del nuclei familiari contadini legati al paesaggio agrario che li rendeva autonomi e autosufficienti nei confronti della città

Verso la fine del medioevo molte compatibilità ed equilibri tra città e campagna si spezzarono: distorsioni di fondo che operavano da tempo ( come gli scompensi tra lo sviluppo finanziario delle città e la base produttiva ancora debole delle campagne, o tra le necessità politiche e fiscali dei ceti dominanti urbani e le risorse complessive del territorio) ed elementi nuovi ( crisi demografica, nuovo impulso e nuovo costo delle guerre ) concorsero ad allargare sempre di più il distacco dei cittadini dai residenti del contado. E mentre i più agiati fra questi ultimi si trasferivano in città, i contadini subivano un restringimento progressivo dei loro margini di accumulazione a vantaggio di vecchie e nuove categorie di possidenti: chiese e conventi, patrizi e borghesi, proprietari ben più attenti ed esigenti di quanto non fossero stati i signori dell’età “feudale” . Il podere di età moderna assicurava oramai raramente ai mezzadri che lo lavoravano qualcosa di più della sussistenza familiare."

Prospetto della facciata principale a Ovest con il rosone in laterizio e la navata di destra conservatasi alla stessa quota originale. Il Battistero sulla sinistra in corrispondanza dell'ingresso della proprietà.

Facciata e rosone

Lo stato di fatto del 2001 presenta una facciata profondamente altrerata da tamponamenti e aggiunte dovute allo stato di degrado e di lesionamento dovuto alla mancanza di manutenzione. Il pietrame impiegato nell'apparecchiatura muraria è prevalentemente in travertino di Nove di Colle, pietra alberese, mattoni pieni con abbondanti strati di malta di calce aerea oltre ad altre materie eterogene. Come visibile nell'intero fronte principale la pieve di S. Giovanni Battista a Castello è composta da una chiesa con  pianta basilicale a tre navate, - successivamente trasformate e profondamente modificate per esigenze legate al riuso - tre absidi a tutto sesto ( di cui una è scomparsa ) - un Battistero a pianta ottagonale attaccato alla ex navata sinistra, alla quale si accedeva tramite un arco ogivale ancora esistente ed in buono stato di conservazione, e un chiostro che si allaccia all’abside centrale ed al lato nord del battistero. Del chiostro sono rimasti i volumi degli edifici successivamente ricavati dal quadrangolo originario.

Sezione trasversale dell'intero complesso romanico con il Battistero (a sinistra) e le tre navate della basilica centrale.

Sezione A-A

L'ultimo documento che ci parla dello Stato di conservazione della chiesa e del Battistero facendo menzione ai materiali da costruzione, risale a un sopralluogo fatto dal perito Ingegnere Pietro Lombardini nel giugno del 1871 sotto la richiesta dell'allora Pievano Don Antonio Gualchierotti per verificarc le condizioni e i lavori nccessari da eseguire. La sezione trasversale A-A taglia l'iintero organismo delle pieve romanica comprendendo in generale sia il Battistero, le due navate laterali e quella centrale. Sono presenti tutte le parti costituenti l'organismo delle pieve e sono leggibili esaurientemente tutti i tipi di materiai attualmente presenti nello stato attuale degli interni. Il riuso e le trasformazione che la Pieve ha inevitabilmente subito hanno caratterizzato l'utimo stato del complesso.

La grande trasformazione del secolo XVIII per esigenze legate alla casa colona e pievana ha determinato la copertura di praticamente tutti gli apparecchi murari dell'interno romanico, sia del Battistero che della navata centrale in favore di strati di intonaco di varie natura e caratteristiche. Il Battistero presenta uno strato di malta idraulica
coperta a tempera, mentre la navata uno strato di 2 crn. d' intonaco decorato a tempera con rettangoli 60 x 35 cm. Gli altari sono decorati con malta di gesso rifinita a simil marmo di varie tonalità. Il Coro è stato trasformato con una pesante decorazione cassicheggiante a lacunari blu di malta di gesso rifiniti a mano, mentre l'intonaco sotto il fregio ospita due lesene corinzie simmetriche di mediocre fattura. Di qualche interesse decorativo l'Edicola sulla navata
Centrale nella parete di sinistra costituita da piedistallo, tazza e baldacchino al cui intemo vi era un affresco successivamente staccato. La parte superiore, il baldacchino, è costituita da due colonne corinzie trabeate con base attica. La trabeazione è completa di
architrave, fregio e cornice mentre la parte alta (cornice e gocciolatoio) è organizzata da una
voluta centrale a tutto sesto.

Sezione sulla ex-torre campanaria ricavata nel vano della navata di sinistra della basilica romanica originaria. Attualmente i locali sono adibiti ad uso ufficio.

Sezione long. C-C

I materiali della ex-torre campanaria.
La sezione longitudinale C-C taglia in altezza l'ex torre campanaria della pieve romanica comprendendo anche i vani della navata laterale sinistra con la sacrestia in cui è rimasta visibile dal solaio superiore la volta in pietra dell'abside minore. Sono da segnalare, in
questa sezione, le tracce rimaste delle due arcate a tutto sesto in travertino di Nove di Colle che collegavano la navata centrale con quella di sinistra.. Sono leggibili esaurientemente tutti i tipi di materiali oggi presenti nello stato attuale. Il riuso e le trasformazione che la Pieve ha subito dal 1600 al 1800 hanno caratterizzato alcuni degli ambienti interni.
La sacrestia ed il locale annesso, che facevano parte della navata sinistra sono state divise in altezza da un solaio in legno di castagno che divide all'imposta ( h. 270 cm. ) la volta in pietra dell'Abside. La Sacrestia conserva ancora lo strato d'intonaco in malta di calce aerea che era stato ripristinato nei lavori del 1871 ad opera dell'Ing. Lombardini, mentre al piano superiore il vano della torre campanaria è stato trasformato in abitazione per esigenze legato alla nuova proprietà del complesso. ln particolare la muratura mista è stata messa a nudo ed è stata aperta una nuova finestra per un piccolo bagno sul lato nord. Le due arcate della navata citate sono rimaste visibili esclusivamente da questo vano e sono in buono stato di conservazione.
ln questo vano è stata realizzata anche un'altra finestra sul lato nord per consentire l'illuminazione
del locde studio.

 

Particolare del Battistero romanico adiacente alla navata di sinistra della basilica. La vecchia copertura 'a falda' nel nuovo restauro (2001-2002) è stata sostituita,) da una a capanna.

In aggiunta a L’ampio territorio che oggi fa capo al comune di Monteriggioni era diviso, nel medioevo, tra le diocesi di Volterra e di Siena. Sul versante volterrano la chiesa pievana era quella intitolata a S. Maria e detta, dal secolo XI ai nostri giorni, la Pieve a Castello.
Per Pieve a Castello, come per le altre Pievi della zona, a parte Abbadia Isola, le vicende storiche più antiche sono molto oscure. Il fatto è che prima della fine del secolo X nessun documento scritto illumina questa zona, e per i due secoli successivi soltanto chiese, cattedrali e monasteri hanno custodito archivi di qualche consistenza.
Siamo dunque nell’impossibilità di ricostruire accuratamente la cronologia e i tempi di sviluppo delle molte Pievi. I documenti scritti sono filtrati quasi tutti attraverso l’Abbadia a Isola. Appartiene alla tradizione archivistica dell’Abbadia a Isola, ad esempio,
il piu antico documento in cui si nomini la pieve a castello è del 1062 mentre sicuramente la Pieve era di fondazione ben più remota.

Probabilmente il termine “a Castello” deriva dal fatto che  in precedenza esisteva un castello con Pieve antica andato poi distrutto

 

Planimetria della parte basilicale della Pieve con il Battistero ottagonale e le tre navate, quella di sinistra si è conservata parzialmente.

 

Abbiamo notizie risalenti alla decadenza del complesso:

“era la sua chiesa cadente e dalle guerre devastata, allorché il Pontefice Bonifazio IX con breve del 1 settembre 1401 accordò ai popolani facoltà di potere traslocare il fonte battesimale nella chiesa abbaziale di S. Salvatore e S. Cirino dell’Isola. Da quell’epoca in poi l’antica pieve restò profanata e la sua canonica convertita in casa colonica”
Siamo in grado di ricostruire le fasi di sviluppo della vita della Pieve e degli edifici limitrofi dalla fine del secolo XVIII ad oggi grazie all’esistenza di documenti sia scritti che grafici, reperiti nell’archivio della Curia di Colle di Val d’Elsa e nell’Archivio di Stato di Siena:

1782; descrizione delle suppellettili della Chiesa

1791; viene redatta una descrizione più approfondita sia della casa pievana che di quella colona

1819; “ la chiesa è formata da una sola navata coperta a tetto sostenuta da 5 cavalletti

I successivi documenti rinvenuti, datati 181918591911 riportano sia la relazione descrittiva del complesso, la pianta geometrica e dimostrativa delle fabbriche e terreni spettanti la Chiesa; sono stati quindi di notevole supporto per verificare lo stato del complesso nei vari periodi e soprattutto il suo cambiamento.

Facciata a sud della basilica, con il dislivello rispetto alla quota di ingresso della facciata principale. Tutti gli apparecchi murari sono misti e comprendono molte tamponature in laterizio.

Facciata sud

Il prospetto sud comprende la facciata più articolata dal punto di vista stratigrafico della pieve
romanica comprendendo in lunghezza tutte le murature della navata laterale destra: la camera mortuaria con le tre aperture attuali e il locale magazzino con tettoia più basso. Il riuso ele trasformazione che la Pieve ha subito dal 1600 al 1800 hanno caratterizzato gran
parte del tipo di muratura esterna.
Su questo fronte, di primaria importanza, rimane la muratura in pietra dell'abside centrale
ancora in parte leggibile con il suo apparecchio originale. Le arcatelle dell'abside centrale,
lessico originale della fondazione romanica della pieve sono realizzate in travertino di Nove di Colle, pietra alberese, mattoni pieni con abbondanti strati di malta di calce aerea. Sono cinque fornici con arcate binate. ln un analisi tipologico-comparativa, il profilo delle arcate rientra nel repertorio del romanico toscano con vari esempi del tutto simili alla Pieve di S. Giovanni
Battista.
Inoltre sono da segnalare, in questo prospetto, le tracce rimaste delle due arcate a tutto sesto in travertino di Nove di Colle che collegavano la navata centrale con quella di sinistra. Il riempimento in mattoni pieni disegna chiaramente i contorni delle due arcate a tutto sesto visibili solo da questo fronte estemo. Il tamponamento dei fornici dei due archi risale
probabilmente al secolo XVIII durante i lavori di sistemazione dell'interno della chiesa.
Queste areate sono gemelle delle altre due visibili dall'interno della torre campanaria nel
locale studio.

Interno del Battistero nello stato attuale al 2001 con la copertura a falda unica prima degli interventi di restauro degli anni 2001-02. Visibile un importante quadro fessurativo della muratura.

La specifica posizione geografica del sito della Pieve ha origine all’interno del percorso della via francigena la cui variante del tracciato più antico raggiungeva S.Gimignano passando per Abbadia ad Isola e Pieve a Castello
Questo tracciato costeggiava la sponda sinistra del fiume Elsa. La strada, come si vede, non seguiva il tracciato dell’odierna Cassia, ma svolgeva il suo percorso più ad est. Nei pressi della zona di Pieve a castello, oltre Uopini infatti puntava in direzione badesse dopo aver incontrato altri punti di assistenza annessi alla Chiesa del corpo santo e al Monastero di S. Maria iuxta stratam nei pressi di Prugliano. Proseguiva  poi in direzione di Borgo Marturi ( Poggibonsi ) seguendo diversi itinerari:

  1. Uno è sostanzialmente quello riproposto oggi dalla Strada Statale Cassia.
  2. Altri due si svolgevano invece sulla destra del torrente Staggia; di questi uno toccava il castello di Rendine e tutta una serie di località già sedi di spedali e di canoniche.
  3. L’altro percorso che si svolgeva sulla destra dello Staggia incontrava la curtis di Cerna e il Castello e il Castello di Lecchi.

Particolare della muratura esterna nella parte absidale, Sono visibili le arcatelle romaniche conservate in pietra e laterizio.

I due tracciati si riunivano in prossimità di Borgo Marturi alla Magione gerosolimitana di S. Giovanni Battista detta “al ponte” appunto perché situata in corrispondenza del superamento dello Staggia.
Il percorso che invece nella fattispecie arriva nelle vicinanze di Pieve a Castello era la variante collinare per S. Gimignano. Presumibilmente a partire dalla seconda metà del X secolo si andò affermando questa variante valdelsana della via Francigena che si dipartiva all’inizio del tracciato sulla sinistra dello Staggia svolgendosi per la pendici del monte Maggio. La strada proseguiva poi per S, Gimignano e continuava il suo percorso mantenendosi sullo spartiacque tra Valdelsa e val d’Egola sino all’Arno. Raggiungeva Badia ad Isola oltre la località Mandorlo deviando verso ovest. Il monastero benedettino dedicato a S. salvatore dovette il suo nome “ad isola”  al fatto di sorgere ai margini dell’ampia depressione impaludata che nel medioevo circondava l’abbazia e lo stesso Borgonuovo. Lasciata Badia ad Isola, presso la quale sin dal XII secolo è documentata la presenza di un ospedale per pellegrini,  la strada proseguiva per il villaggio di Strove il cui piccolo abitato è ancor oggi tutto raccolto attorno alla chiesetta romanica dedicata a S. Martino, il santo protettore dei viandanti. Da strove uno dei diverticoli delle strada  risalendo le pendici del monte maggio sino a Montauto  portava alla pieve protoromantica di S.Giovanni Battista a Castello. La Francigena puntava poi direttamente verso l’Elsa proseguendo per pieva ad Elsa e arrivando successivamente a S. Gimignano".

Scheda Febbraio 2001 - Monteriggioni

 

 
     
     
     
   
   

 

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