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Callone Mediceo e mulino
Castelfranco di Sotto (PI)|
Gennaio 2011
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Callone mediceo di Castelfranco di Sotto (PI)

"Una sola pescaja, denominata 'il Callone', esiste attualmente nel Valdarno inferiore a Castelfranco di sotto; nella quale sezione non vi fu giammai ponte di materiale, comechè di un fodero a guisa di guisa di ponte sullo sbocco della strada Francesca in Arno, e precisamente a Fucecchio, faccia menzione un diploma di Federigo II del 1244 (di aprile) a favore degli ospitalieri di Altopascio.".. "Forse appartenevano a quella di Montelupo gli avanzi di una pescaja o callone che restano tuttora sotto la torre de’Frescobaldi a Fibbiana. La continua manutenzione della steccaia era un'opera importante e necessaria per i castelfranchesi, tanto, che gli Statuti comunali del 1569 prevedevano "loffitio de quattro huomini di steccaia" i quali erano "tenuti et debbino ciascuno anno del mese di agosto, et ancora altro tempo et mese, provvedere la steccaia delle molina del detto comune ovvero pescaia et cercare et vedere se alcuno macamento vi fusse o bisognasse alcuno acconcime fare con opere, pali, stipa, paletti et di qualunque altro magisterio et cose necessarie a tale edifitio et racconciamento. Et nelle predette cose et ciascuna di esse....imporre, fare, comandare opere, legname, et qualunque altre cose opportune et necessarie al detto lavoro.."

Emanuele repetti - Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana

"Fino al 4 novembre 1966, data della tragica alluvione dell'Arno, molti nella zona del Valdarno di Sotto conoscevano quelle imponenti rovine di traverso sull'Arno, in prossimità del ponte fra S. Romano e Castelfranco di Sotto, testimonianza di un antica costruzione, di incerta utilizzazione ma che la popolazione chiamava "il Callone". Il luogo era frequentato da pescatori domenicali che approfittavano dello stretto passaggio obbligato delle acque per catturare carpe, tinche, reine, cheppie, e per i più piccoli l'ammasso di mattoni, calcina e pali diventava una ottima piattaforma per tuffi nelle limpide acque dell'Arno. Pochi erano e pochissimi sono, coloro che avevano un idea sulla vera identità e funzione di detto Callone. Il Callone in quanto tale, in effetti, era solo una minima parte di tutto un complesso idraulico e architettonico che per tanti secoli ha sbarrato l'Arno tra Castelfranco e S. Romano."

"La prima testimonianza storico dell'esistenza di un mulino sull'Arno fra le comunità di Montopoli V.A. e Castelfranco di Sotto risale al 1387, quando si svolse una causa fra Castelfranco e Montopoli contro Cigoli per l'utilizzazione di un mulino sull'Arno. poichè la steccaia o pescaia avrebbe impedito la navigazione sul fiume si doveva necessariamente lasciare un varco per le imbarcazioni, detto "calle" o "callone". Allorchè la repubblica fiorentina ritenne opportuno privilegiare la navigazione sull'Arno, fra i secoli XIV e XV fece togliere tutti i numerosi sbarramenti sul fiume che si trovassero sotto Firenze, escluso proprio la steccaia e il Callone di Castelfranco di Sotto. le comunità di Montopoli e Castelfranco, proprietarie dei due mulini posti sulle opposte rive del fiume, delle relativa steccaia e del callone, dovevano mantenere a loro esclusive spese tutti il complesso che, come immaginabile, era soggetto ad una rapida usura e pertanto necessitava di numerosi lavori di manutenzione e di rifacimento."

L. Atzori, G. Nanni, I. Regoli, Il Callone mediceo di Castelfranco di Sotto, in "Erba d'Arno" n. 22

"Le due comunità di Montopoli e Castelfranco ricorsero più volte e con scarso successo alle magistrature fiorentine per ottenere sovvenzioni allo scopo. La continua manutenzione della steccaia era un'opera importante e necessaria per i castelfranchesi, tanto, che gli Statuti comunali del 1569 prevedevano "loffitio de quattro huomini di steccaia" i quali erano "tenuti et debbino ciascuno anno del mese di agosto, et ancora altro tempo et mese, provvedere la steccaia delle molina del detto comune ovvero pescaia et cercare et vedere se alcuno macamento vi fusse o bisognasse alcuno acconcime fare con opere, pali, stipa, paletti et di qualunque altro magisterio et cose necessarie a tale edifitio et racconciamento. Et nelle predette cose et ciascuna di esse....imporre, fare, comandare opere, legname, et qualunque altre cose opportune et necessarie al detto lavoro..."

"Forse il maggiore inconveniente di questa struttura idraulica era il fatto che ogni qualvolta transitava una imbarcazione più grande, il responsabile del mulino doveva aprire le cateratte della "calle" con conseguente interruzione delle sua attività. La presenza delle steccaia d'altra parte, era sicuramente un notevole intralcio alla navigazione sempre più importante nel corso del secolo XVI, considerato che l'Arno era divenuto la principale via di trasporto per le merci provenienti da Pisa. Infine una impressioanmnte serie di alluvioni dell'Arno susseguitesi fra il 1530 3 il 1560, dovevano avere malridotto la steccaia se nel 1570 i navicellai..." che frequantano il viaggio di Firenze a Pisa...si dolveano ...non potere se non con pericolo passare dalla pescaia del mulino delle comunità di costì" " Di fronte a queste reiterate proteste dei navicellai, i magistrati castelfranchesi progettarono la costruzione di un "calatoio" alla steccata d'Arno per i navicellai". Alla fine del 1572 non essendo stato trovato un rimedio valido che permettesse un agevole navigazione, l'Ufficio di Capitani di Parte e gli Ufficiali dei Fiumi imposero l'apertura del calle della steccaia...."

L. Atzori, G. Nanni, I. Regoli, "Il Callone mediceo di castelfranco di Sotto, in "Erba d'Arno" n. 22

"Arno (Arnus fl.) Il fiume maggiore della Toscana, alla quale un tempo ha servito di politico confine, non potrebbe definirsi meglio che con le parole del divino Alighieri: Un fiumucel che nasce in Falterona. E cento miglia di corso nol sazia. Piccolo di fatti in principio egli si accresce per via con cento minori rigagnoli, torrenti e fiumane che in Arno si vuotano, e navigabile lo rendono sotto ai ponti della sua città regina. Questo fiume storico che tanto male e tanto bene apportò con le immense sue alluvioni; questo fiume, a cui un dì lo stesso Serchio rendeva generoso tributo, non vedeva la Chiana come oggi corrergli appresso. Piacque a taluni scrittori derivare la parola Arno da greca origine (Ar noV) significante agnello , mentre altri credettero che alla Tribù di Roma Arnense dasse il suo nome Arno, piuttosto che l’antico paese di Arna posto nel confine dell’Umbria fra Città di Castello e Perugia. Nasce l’Arno da due fonti che zampillano fra enormi massi di macigno presso la vetta della Falterona, monte che ha alla sua destra l’Alpe di S. Godenzo, a sinistra l’Appennino di Camaldoli."

Tratto dal Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di Emanuele Repetti, 1776 - 1852

 
 
     
     
     
     
     
     
     
   
     
   

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