Conservazione Palazzo Da Uzzano - Capponi - Firenze Via de' Bardi a cura di Lorenzo Pagnini
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Lorenzo di Bicci
 

 

Un palazzo privato

Un edificio privato che non ha mai visto interventi di recupero e di riuso dei suoi spazi monumentali

"San Niccolò, quella parte di città che costeggia la riva sinistra dell’Arno alle pendici delle colline di San Miniato ed Arcetri, è luogo di transito per quanti, volendo ammirare il panorama di Firenze, sono diretti al Piazzale Michelangelo o al Forte Belvedere. Con questo itinenario ci si accinge a salire la ripida Costa San Giorgio o le armoniche scale ottocentesche delle Rampe a soffermarsi nelle vie e nelle piazze di San Niccolò. Incontreranno un insieme artistico monumentale di grande valore, tuttora poco conosciuto, e angoli e scorci di uno spaccato della più antica e autentica Firenze. Un suggerimento, questo, rivolto anche agli stessi fiorentini che, abbandonando per una volta la fretta, potranno posare lo sguardo su palazzi, monumenti, opere d’arte facenti parte a pieno titolo dello straordinario patrimonio della città.

Proprietà privata

La direttrice trecentesca di Via de' Bardi, nonostante l'istituzione della Z.T.L., versa in uno stato di conservazione che rispecchia la dimensione del centro storico fiorentino. Seppur la strada non sia molto trafficata, rimane l'alto valore monumentale della zona che non si limita a riguardare le pertinenze dei palazzi. Una questione che non mai stata preso in considerazione dalle amministrazioni comunali, provinciali ne tantomeno dalla regione Toscana che pur tuttavia ha sempre dimostrato attenzione verso gli strumenti di tutela e conservazione del patrimonio storico. Questo spazio urbano rimane dunque, come molti altri della città , un"borgo pidiglioso". Una forte contraddizione nell'esercizio degli strumenti di tutela e nel riconoscimento pieno dei fondamenti della Cultura della conservazione italiana: "le cose medesime non possono essere adibite ad usi non compatibili con il carattere storico od artistico, oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione, " ed ancora " il Ministro ha facoltà di provvedere direttamente alle opere necessarie per assicurare la conservazione ed impedire il deterioramento delle cose indicate negli articoli...ed anche " ..ha facoltà di imporre, per le cose di cui all'art.14, le provvidenze necessarie per assicurare la conservazione ed impedire il deterioramento" l'art. 11, capo II della 1089 del 1\6\39

Palazzi sec. XV
Palazzo Capponi-Da Uzzano

Fig. 1 - Palazzo Capponi-Da Uzzano Firenze. Vista del braccio nord del cortile verso il Lungarno Torrigiani. In primo piano i fusti ottagonali delle colonne in pietra serena con capitelli a foglie d'acqua e le volte a crocera che caratterizzano tutto lo spazio del peristilio.

Fig. 2 - Palazzo Capponi-Da Uzzano Firenze. Planimetria dello stato di fatto del palazzo subito dopo l'apertura del Lungarno Torrigiani 1872. Tavola tratta da C. Von Stegmann, H.F. Geymüller, Die Architektur der Renaissance in Toskana, München, 1885-1908, 11 voll.

Fig. 3 - Palazzo Capponi-Da Uzzano Firenze. La fronte "neoquattocentista" sul Lungarno Torrigiani con i tre ordini di arcate dopo i lavori di ristrutturazione di Giuseppe Poggi che hanno uniformato il nuovo prospetto alla grande seziona stradale sul Lungarno.

Fig. 4 - Palazzo Da Uzzano Firenze. Tavola illustrativa del piano particolareggiato dell'Ing. Luigi Del Sarto relativo all'apertura del Lungarno Torrigiani terminato nel 1872. Nella parte bassa Ponte Vecchio con il tracciato (in rosso) del nuovo rettifilo e la nuova Piazza dei Tempi.

Archivio

Il nuovo Palazzo di Niccolò Da Uzzano: il primo muro bugnato senza botteghe al piano terra

"Il nuovo Palazzo di Niccolò da Uzzano in via de' Bardi, terminato intorno al 1426, è l'esempio di un vocabolario decisamente tradizionale. Visibilmente conservatore verso il repertorio tardo gotico "mostrava comunque i segni di una nuova sensibilità" : novità importanti erano presenti a partire dal primo episodio di regolarità e centralità della pianta con cortile a colonne ottagonali con capitelli a foglie d'acqua. Presentava inoltre anche una facciata a sviluppo orizzontale del tutto nuova nelle sue proporzioni rispetto al tema verticale che caratterizzava la facciata del palazzo mercantile per tutto il secolo XIV ( Spini, Davizzi, Mozzi, Catellini, Salviati ). Esempio anche di quel tipo di committenza privata che necessitava di forme normalizzate lontane da qualsiasi tipo di atteggiamento destabilizzante che caratterizzerà in seguito i costrutti brunelleschiani : questa severa fronte a bozze di pietra forte tipica dell'edilizia fiorentina del XIV sec. subisce una puntuale regolarizzazione, ponendosi come riferimento obbligato - anche se comunemente ignorato - del palazzo umanistico del '400" Niccolò da Uzzano era uno degli uomini di stato più rispettabili di Firenze e il suo ruolo e peso politico si fondevano e raccontavano nel nuovo palazzo da lui voluto e commissionato a Lorenzo di Bicci in via de' Bardi.

Da Uzzano

"Niccolò da Uzzano era uno degli uomini di stato più rispettabili di Firenze e il suo ruolo e peso politico si fondevano e raccontavano nel nuovo palazzo da lui voluto e commissionato a Lorenzo di Bicci in via de' Bardi. L'uso della pietra lavorata a bugnato nella parte bassa con delle piccole aperture rettangolari, l'utilizzo della cornice marcapiano, la parete del piano "nobile" liscia e compatta munita di finestre a sesto ribassato dette ad "arco mozzo", il coronamento con un'ampia grondaia per creare un più quadrato rapporto con la stesura del prospetto, erano tutti elementi che appartenevano già alle caratteristiche del palazzo trecentesco. Un tipo di architettura che conservava nelle sue intenzioni un carattere difensivo lasciando solo piccole aperture nel lungo fronte del bugnato rustico. ." l repertorio che va sotto il nome di "tardo gotico" è lo stato di fatto nella grammatica e nel linguaggio dello spazio urbano fiorentino agli inizi del '400. Cosi "palazzo da Uzzano rappresenta nell'architettura quella fase di transizione che nella pittura è detta tardo-gotica e che fa capo guarda caso a Lorenzo di Bicci, a Lorenzo Monaco, a Gentile da Fabriano" Bucci M. Bencini R., Palazzi di Firenze.

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