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Palazzo e Loggia degli Albizi
'Palazzo degli Albizi' sec XV
Novembre 2013
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Palazzo di Maso degli Albizzi

"Palazzo storico della borghesia fiorentina del priorato, rappresentava nei 'muramenti' la potente famiglia degli Albizi, "wool merchants and international bankers", che aveva sin dal sec. XIV aveva molti possedimenti e case torri nel vecchio centro di Firenze concentrati soprattutto nella strada omonima (ex Borgo S. Pier Maggiore poi degli Albizi) sul tracciato del decumano della florentia romana. Una delle famiglie popolane più importanti nel proprio quartiere, gli Albizi erano affermati mercanti di lana, banchieri internazionali ed erano ai vertici dell'azienda dopo il 1350. Agli inizi del Quattrocento, la famiglia era una delle poche che poteva competere nella città di Firenze con i Medici, aveva il controllo diretto su tutto il processo di produzione e di marketing (compresa la fornitura di lana grezza). L'impresa degli Albizzi rimane storiograficamente l'unico esempio di un impresa mercantile così completa, ma esistono anche altri casi imprenditoriali, soprattutto a partire dal XIV secolo, caratterizzati dall'estensione del mercato di un singolo produttore di lana (lanaiolo) oltre la tipica società familiare.

(L.b.c.)

"I palazzi di famiglia erano situati sulla strada originariamente chiamato Borgo S. Pier Maggiore e più tardi rinominata Borgo degli Albizi. L'asse stradale partiva dall'attuale piazza Salvemini (ex Canto alle Rondini) e si allineava con via del Corso sino a piazza della Repubblica. Le proprietà lungo tutto l'asse stradale erano il centro nevralgico del 'partito antimediceo', sistema oligarchico che governò la città di Firenze sino alla prima metà del Quattrocento con l'esilio di Cosimo il vecchio nel 1434, e la morte dello statista albizzesco Niccolò da Uzzano. Questo palazzo, riorganizzato nelle forme attuali ai primi del Cinquecento, era il principale, il più vasto e articolato della famiglia, e si trovava a destra dell'antica e rimaneggiata Torre degli Albizzi. Riprendeva lo schema del tradizionale palazzo fiorentino ad intonaco, con finestre e monofore bugnate. Una proprità intimamente legata alla Loggia di famiglia (Albizi) nella piazza omonima, e appartenente pienamente alla scuola architettonica di Baccio d'agnolo famiglia di architetti e intagliatori fiorentini."

(L.b.c.)

Posizione del palazzo lungo l'asse di Borgo degli Albizi con la piccola piazzetta ad angolo con via delle Seggiole, sede della Loggia di famiglia.

"Il palazzo, eretto attorno al 1500 su preesistenti case mercantili trecentesche in parte già di proprietà della famiglia Albizi in parte dei da Filicaia (si veda borgo degli Albizi 10), fu restaurato su commissione di Luca degli Albizi tra il 1625 e il 1634 dall'architetto Gherardo Silvani, che vi fece - come documenta Filippo Baldinucci - molti lavori "con tanta magnificentia d'architetture tanto difficile sopra el vechio". Grazie al rispetto dell'esistente, almeno per quanto riguarda la facciata, tale intervento non stravolse il disegno originario e la grande fabbrica si presenta ancora nelle nobili e austere forme proprie dell'architettura fiorentina del Rinascimento, con la porta incorniciata da conci in pietra e le finestre inquadrate da bozze piatte, il tutto coronato da un tetto fortemente aggettante, sempre nel solco della tradizione locale. Il progetto originario della fabbrica è variamente ricondotto dagli studiosi a Baccio d'Agnolo o a Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, mentre a Gherardo Silvani la letteratura tende ad attribuire sia la grande loggia a sei arcate inserita nella facciata posteriore (un tempo a guardare un vasto giardino, oggi, tamponata per metà, uno spazio asfaltato dove ancora resiste un alto albero di magnolia), sia la scala che si sviluppa sulla destra dell'androne."

Testo tratto da 'Repertorio delle Architetture civili di Firenze' - C.Paolini.

Slargo tra Borgo degli Albizi e via delle Seggiole, luogo dove era realizzata la Loggia di famiglia, inglobata successivamente nell'edificio ad angolo che ospita attualmente il 'bar omonimo'.

"Pervenuto per via ereditaria ai Frescobaldi, il palazzo ha goduto nei primi anni settanta del Novecento di un intervento di restauro curato dall'architetto Emilio Dori (al quale negli anni ottanta altri sono seguiti condotti dallo stesso Dori in collaborazione con l'architetto Giancarlo Facchini) che, come a suo tempo sottolineato da Leonardo Ginori Lisci, "ha messo in luce molti particolari architettonici un tempo scomparsi, e ha valorizzato in pieno le importanti pitture (settecentesche) del quartiere terreno". Queste ultime, di notevole impatto nel loro decorare senza soluzione di continuità gli ambienti, sono bene apprezzabili anche dalle vetrine sulla strada, che guardano a varie sale attualmente occupati da esercizi commerciali. Nel novero di queste pitture murali poste al terreno e presumibilmente collocabili tra gli anni trenta e quaranta del Settecento, si segnalano lavori attribuiti (si veda il contributo di Lisa Leonelli) a Domenico Maria Papi, Matteo Bonechi, Giuseppe Del Moro e Vincenzo Meucci. Al primo piano è invece un piccolo ambiente, già adibito a cappella, decorato da un allievo di Bernardino Poccetti, e alcune pitture della seconda metà del Settecento, eseguite in occasione del matrimonio di un Albizi con Teresa Spinelli (1795). li).

Testo tratto da 'Repertorio delle Architetture civili di Firenze' - C.Paolini

"Sulla facciata, sotto il ricorso del secondo piano, è un bello scudo dei primi del Cinquecento della famiglia Albizi (di nero, a due cerchi concentrici d'oro, con il capo d'argento caricato della croce di nero). Sopra il ricorso del primo piano, sul lato sinistro, sono le insegne dell'Arte della Lana e di Calimala; alla stessa altezza, agli estremi della fabbrica, si ripetono le armi degli Albizi. Sulla facciata, questa volta sopra il portone, si segnala inoltre una lapide, posta nel 1879 e trascritta da Francesco Bigazzi, che ricorda Vittorio degli Albizi, esperto di agronomia, morto nel 1877 senza discendenza maschile. Si noti inoltre come sulla sinistra, verso la torre degli Albizi (si veda al numero civico 14), vi sia una soluzione di continuità data da un immobile che solo in un secondo tempo è stato adeguato nel disegno del fronte alla mole principale della fabbrica. Il bel cancello che chiude l'androne presenta nuovamente uno scudo con l'arme degli Albizi, sempre nella versione caricata della croce dell'ordine teutonico. Assieme ai molti appartamenti privati, il palazzo accoglie la sede dell'Istituto Papirologico G. Vitelli. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale, ed è dal 1913 sottoposto a vincolo architettonico."

Testo tratto da' Repertorio delle Architetture civili di Firenze' - C.Paolini

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